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30 settembre 2014

LE CANZONI CHE SHAZAM NON RICONOSCE




A Mina piacevo molto, moltissimo. Era una splendida donna mediterranea, formosa, vitale e con un mare di capelli ricci in cui annegare. Non so cosa ci vedesse in me una decina d'anni fa, ero sgraziato e poco curato, eppure mi fece una corte discreta ma insistente. Io ero tuttavia troppo insicuro per fare il primo passo, persino quando mi invitò a casa: io e lei in camera sua, ad ascoltare musica. Metteva le canzoni e io le indovinavo, quasi fosse Sarabanda. Nemmeno lei ebbe il coraggio di provarci, o forse capì quanto fossi imbranato e lasciò perdere. Se ci ripenso mi farei prendere a sberle da Bud Spencer...
Cambiando discorso - che è meglio -, quel pomeriggio le indovinai tutte, sembravo l'Uomo Gatto o Coccinella, o meglio, Shazam. Talvolta però anche alla famosa applicazione capita di perdere qualche colpo...

         LE 15 CANZONI CHE SHAZAM SI E' DIMENTICATA di Antonello Vanzelli

12 giugno 2013

LA COLONNA SONORA DELLA NOSTRA INFANZIA





Il primo progetto lavorativo che mi vide impegnato mi fece volare in Qatar, posto dall'indubbio fascino.
Ricordo i mega Suv che sfrecciavano nel deserto, qatarini annoiati che si divertivano sgommando tra le dune. Tutta gente dal girovita spudorato perchè loro lì mica lavorano, macchè, ci pensa il governo a mantenerli dividendo i profitti annuali. Come se Berlusconi e Bersani invece di rubare provvedessero a spartire i proventi dello Stato. Il mondo al contrario.
Guidavano come labrador sbronzi; ricordo le auto distrutte al bordo della strada e abbandonate: era meglio comprarne un'altra, tanto i soldi non mancavano. In più la benzina costava praticamente nulla...
E ricordo i colleghi inglesi, dei gran bastardi. Colleghi eh, stessa agenzia, stessa persona che ti scuce il bonifico mensilmente, eppure appena potevano ti inculavano. Avevano paura che noi giovani gli fottessimo il lavoro. Guadagnavano il doppio di noi, avevano i soldi che gli uscivano anche dagli orifizi meno nobili e nonostante ciò spaccavano le balle.
Il bello è che erano tutto tranne che irreprensibili. Zoccole cinesi fisse in casa (delle sorta di colf porno ad ore), zero educazione e birre quasi fosse acqua. Una volta tornai a casa e trovai sto tizio alto un metro e uno sputo riverso per terra in cucina. Dormiva lì, mezzo nudo, circondato dal suo stesso vomito, scena immortalata da una foto che ancora conservo. Ve la risparmio, una cosa abominevole.

                          LE SIGLE PIU' BELLE DEI CARTONI ANIMATI - Pt. 3

10 maggio 2013

LA COLONNA SONORA DELLA NOSTRA INFANZIA







Quando penso alla casa in campagna dove vivevano i nonni, mi vengono i lucciconi. E' stato il luogo della mia infanzia e dei miei ricordi più intensi. Ogni domenica andavamo da loro; ogni estate ero lì.
Ricordo le infinite partite a pallone due contro due, con i miei cugini Nico ed Emanuele e la buonanima del mio pro-cugino Pasquale, uno con cui la vita è stata fin troppo stronza. Pasquale era un tornado di allegria e ricordo ancora le sue scarpe che volavano via quando tirava: una volta il suo mocassino 45 (perchè lui giocava coi mocassini) lo presi al volo, prima che mi colpisse dove fa più male.
Ricordo la radiolina che ci faceva saltare sulla sedia durante "Tutto il calcio minuto per minuto", con Sandro Ciotti e Enrico Ameri.
Ricordo Paolo Valenti e le prime immagini dei gol a Novantesimo minuto, altro che Sky e Premium.
Ricordo le sfibranti partite a poker o a 7 e mezzo durante le feste natalizie oppure la Tombolata coi parenti, con la Tombola che valeva 1.200 lire. E quanto bramavamo per vincerle, significavano figurine, Grandi Classici Disney o nuovi Super Santos..........


                       LE SIGLE PIU' BELLE DEI CARTONI ANIMATI - Pt. 2

30 aprile 2013

LA COLONNA SONORA DELLA NOSTRA INFANZIA




"Gol o rigore?": una delle frasi che ho più ascoltato durante la mia infanzia. Negli anni '80, le mie giornate volavano via con infinite partite a pallone sin quando non si sentivano i primi "E' pronto! Vieni a casa!". Le porte erano degli informi sassi che fungevano da pali e quando la palla passava sul masso, non si capiva mai se fosse gol oppure palo o fuori. I più furbi prendevano il Super Santos e lanciavano subito un "Gol o rigore?" per guadagnarsi, tra mille discussioni, un tiro dal dischetto.
Quando non era il calcio, erano partite a campana (con la tipica "stozza", un pezzetto di pietra appuntita da lanciare) o drammatici scontri a figurine: ero una schiappa e perdevo sempre, una lunghissima mano la mia, si, ma da checca. Non ho mai completato un album dei calciatori Panini, traumi esistenziali mai guariti.
Ciò che riusciva a distrarmi da tali dottissime attività consisteva in tre paroline magiche: Bim Bum Bam. Ogni pomeriggio che Dio mandava in Terra c'erano Paolo (un Bonolis preistorico e già antipatico), Licia (Colò, poi sostituita da Manuela) e il pupazzo peloso Uan a farmi compagnia. Ai più giovani questi nomi non diranno nulla ma chi è cresciuto negli anni '80 se li ricorda sicuro molto bene.
Con un occhio guardavo distratto le tabelline e con l'altro spiavo la circumnavigazione terrestre sullo spazio di un campo da calcio di Holly e Benji; con mezzo lobo temporale cercavo di imparare a memoria "La spigolatrice di Sapri" e con l'altro mezzo sorridevo di Pollon o dell'Ispettore Zenigata.
Bim Bum Bam lanciò quasi tutti i cartoni animati più belli, dagli anime giapponesi a produzioni americane ed europee e le canzoni divennero parte della crescita di ogni bimbo, tanto che ancora oggi sono cantate con affetto e nostalgia.

                      Le sigle più belle dei Cartoni Animati - Pt. 1