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14 dicembre 2016
RHAPSODY, UNA FARSA SENZA FINE
Legendary Reunion: chi ci capisce qualcosa è bravo!
Nel mondo del rock ne abbiamo viste tante band sciogliersi sotto i colpi del tempo, alcune poi si ricompongono, vuoi per denaro, vuoi per nostalgia o voglia di ritornare ai vecchi fasti. Pochissime però si sdoppiano per poi tornare insieme prima della definitiva rottura.
Nell'ormai lontano 1993, il chitarrista Luca Turilli e il tastierista Alex Straropoli, entrambi da Trieste, formano i Thundercross, un gruppo dalle cui ceneri nascono i Rhapsody, con alla voce il neo arrivato Fabio Lione e il batterista Daniele Carbonera. La nuova band - con un repertorio influenzato da musica classica e testi di letteratura fantasy - esordisce nel 1997 con "Legendary Tales" che darà ufficialmente il via alla "Emerald Sword Saga", fil rouge tra il primo e i successivi album. E' solo l'inizio di una grande scalata, la band infatti raccoglie sempre maggiori consensi in tutto il mondo, sfornando dischi di notevole fattura ed apprezzati ad ogni latitudine.
DECISIONI DISCUTIBILI di A. Chimenti
7 dicembre 2016
PLAGI MUSICALI E SCOPIAZZATURE
Qualche settimana fa mi sono per caso imbattuto in "A Civil Action" in tv, un film del 1998 con John Travolta e Robert Duvall. Non lo avevo mai visto, non lo conoscevo proprio a dire il vero. E alla fine mi sono sentito un cretino, si, perché per anni ho amato il film sbagliato. E' la storia di un avvocato che intenta causa a due grandi aziende per l'inquinamento delle acque di un fiume, che ha causato morti e gravi malattie. Vi suona familiare? E' la stessa idea di fondo di "Erin Brockovich", il film con Julia Roberts che tanto successo ha riscosso nel mondo. Qeust'ultimo è certo più ruffiano e ha il classico finale hollywoodiano, questo spiega i riscontri di pubblico differenti. Ma il film con la Roberts è uscito due anni dopo e io non ho mai amato le scopiazzature.
GUARDA CHE LUNA, GUARDA CHE PLAGIO di A. Vanzelli
17 novembre 2016
LE CANZONI ITALIANE PIU' BRUTTE
Attenzione: la lettura potrebbe nuocere gravemente al fegato e causare esaurimenti nervosi. Scherzi a parte, lo so che articoli di questo genere fanno incazzare i fan di questo o di quell'altro artista, ma i veri fan sanno anche capire quando il loro cantante preferito tira a vuoto, lanciando una canzone dimenticabile. Cosa credete, che tra quelli sotto elencati non ci siano anche alcuni dei miei artisti preferiti? Credete davvero che il vostro cantante del cuore sia esente da ciofeche musicali? Vi stupirà sapere che non è così...
CANZONI MENO RIUSCITE E SINGOLI SBAGLIATI di A. Vanzelli
27 ottobre 2016
GLI EPIC FAIL DELLA MUSICA
Scrivere di musica è un continuo camminare sul ciglio del baratro: qualunque cosa tu dica troverai qualcuno che la pensa in modo opposto. Provi a dire che Gino Pizzagrossa ha appena fatto una canzone inutile? "Ma cosa dici, lui non fa cose brutte!". Ci riprovi facendo notare che quell'altro singolo è stato un flop commerciale? "Eretico, sciacquati la bocca prima di parlare di lui!". Quanti insulti mi sono preso, ho una collezione a casa da fare invidia a Salvini.
Una volta però me li sono presi a ragione. Si parlava di come siano cambiati alcuni artisti negli anni, in un gioco di "Prima e dopo" un po' frivolo ma credo simpatico. Ecco, la buccia di banana la pestai parlando dell'evoluzione fisica di Michael Jackson e riferendomi ai suoi interventi chirurgici al viso che ne avevano alterato la fisionomia. Molte fan inviperite mi fecero notare che si, aveva fatto qualche piccolo intervento, ma il suo viso era cambiato soprattutto per via della vitiligine e del lupus discoide. Quando si sbaglia bisogna anche avere il coraggio di ammetterlo e non ho problemi a farlo. Il mio primo epic fail qui sul blog, e il primo non si scorda mai.
ERRORI DA DIMENTICARE di A. Vanzelli
9 marzo 2015
L'INFINITA QUERELLE VASCO - LIGABUE
"Chiedo scusa a Vasco Rossi e a chi sta vivendo il lutto per la scomparsa di Massimo Riva: non sono stato sufficientemente "scafato" da immaginare che qualcuno potesse speculare sulla morte di un musicista, imbastendo polemiche di bassa lega. Io non ho mai espresso giudizi morali sull'uso di droghe, nè mi sento di fare valutazioni su ciò che è giusto e ciò che non lo è, come si poteva invece dedurre da un'intervista pubblicata su un altro quotidiano che mi attribuiva frasi da me mai pronunciate.
Quello che serve invece è, secondo me, che ognuno abbia corrette informazioni per poter fare liberamente le sue scelte. Mi soffermo su questa parte perchè vorrei fosse chiaro: non sono pro o contro la droga. Sono contro la cattiva informazione che se ne fa. Sono amareggiato dal fatto che Vasco, che pure ha una certa esperienza su certe speculazioni, abbia creduto che fossi in malafede. Voglio pensare che tutto dipenda dal carico emotivo che si porta dietro questa tragedia e dalla impossibilità di viverla in silenzio. A farne le spese, però, è proprio chi merita di riposare in pace. E per questo sono mortificato." Luciano Ligabue - 5 Giugno 1999, Corriere della Sera
SCUSE DIMENTICATE E LACRIME di Antonello Vanzelli
12 dicembre 2014
BRUTTE FIGURE
Vacanze natalizie di un'inverno già troppo lontano. Io, Antonio, Mino e una birra che ci sta aspettando. Varchiamo la soglia del "Piazza del Congo", il locale straripa di gente e di risate. D'un tratto ci troviamo davanti un viso conosciuto.
CiaoTerrycomestai?Beneevoi?Quantotempo,chebellovedervi e bla bla bla.
Al che, io ho la brillante idea di chiederle: "E Gildo?"
Ecco, lei e Gildo si erano lasciati mesi e mesi prima e io non ne sapevo un beneamato organo riproduttore maschile. Vedo il sorriso di Terry contrarsi in una smorfia indefinibile, che nemmeno Munch avrebbe saputo ritrarre, mentre una palla enorme di pelo rotola via, portandosi la mia boccaccia maledetta.
Ovviamente Antonio e Mino lo sapevano, ma gli amici a cosa servono, se non a riderci insieme quando fai una solenne figura emmè? Beh, anche a ricordartele vita natural durante, si...
LE GAFFE IN MUSICA di Antonello Vanzelli
27 ottobre 2014
LE COPERTINE PIU' BRUTTE DEL ROCK
La copertina di "The Endless River", il prossimo disco dei Pink Floyd (in uscita il 10 novembre) ha spaccato critica e pubblico. Molti fan l'hanno apprezzata da subito, altri hanno storto la bocca, reputandola modesta e già vista. La mia idea? E' una cover suggestiva, ma sono lontani i fasti di Storm Thorgerson e delle sue visioni surreali che bucavano la pupilla. Il brutto però è altrove e la storia del rock brulica di copertine davvero trascurabili, c'è solo l'imbarazzo della scelta.
COVER FUORI FUOCO di Antonello Vanzelli
3 ottobre 2014
LE COPERTINE ITALIANE PIU' BRUTTE
Se c'è una cosa che mi trasmette serenità è vagabondare in un negozio di dischi. Guardare le copertine, risconoscere gli album storici e cercarne sempre nuovi dettagli, incuriorirsi di fronte alle nuove, immaginandone i paesaggi musicali. E ogni volta è come girare per un museo, con le tele appese alle pareti e la storia della musica ad abbracciarti.
Peccato però che a grandi album talvolta corrispondano copertine non all'altezza, e se qualche tempo fa avevamo parlato delle cover più trash, stavolta, molto più semplicemente, parliamo di quelle brutte o banali che hanno costellato il panorama tricolore. Perché a volte capita che un album rimanga sullo scaffale per una copertina che proprio non ci piace.
QUANDO LA COPERTINA STONA di Antonello Vanzelli
22 settembre 2014
GLI ERRORI GRAMMATICALI NELLE CANZONI
Ragno era una mia vecchia compagna di scuola. Nei miei ricordi è rimasta solo Ragno, il nome è fuggito via. Era una ripetente dai capelli lunghi lisci, magra, carinissima nonostante l'apparecchio ai denti. Lei e la grammatica italiana viaggiavano su binari distanti, ognuno per la propria traiettoria. Ogni complemento per lei era di specificazione - era l'unico che conosceva - e di congiuntivi nemmeno a parlarne. Ci siamo persi ben presto di vista, una delle tante comparse che incontriamo e salutiamo in fretta.
Qualche mese fa, camminavo per il centro di Taranto e tutto d'un tratto mi sono perso a guardare una signora in tailleur. Era lei, i capelli lunghi, il taglio degli occhi e la stessa solarità di un tempo. Spingeva un passeggino, e una bimba corricchiava al suo fianco. Il mare si è aperto in due, riportando a riva i ricordi. Ho cincischiato, chiedendomi se fermarla o meno, ma non ricordavo neppure il suo nome. E se i congiuntivi fossero stati quelli di un tempo? No, mi sono voltato con un sorriso e sono andato via, per non rovinare quella piccola magia.
SACCHI... 3! di Antonello Vanzelli
3 giugno 2014
GLI ERRORI GRAMMATICALI NELLE CANZONI
Non sopporto chi spende 200 euro in cocktail e coca non cola in un weekend, ma poi non trova 15 carte per il cd della propria band preferita.
Non sopporto i deejay che cantano sul finale delle canzoni.
Non sopporto chi vende due copie e si sente stocazzo.
Non sopporto chi raggiunge il successo e continua a ripetere la stessa canzone a oltranza.
Non sopporto chi usa la musica per fare comizi politici. Se voglio addormentarmi c'è già Porta a Porta.
Non sopporto chi fa flop vendendo tre copie e dà la colpa alla crisi discografica. Sono gli stessi che anni fa facevano dischi schifosi con due singoli buoni e otto riempitivi.
Non sopporto che su youtube sia una lite continua: sotto ogni santo video c'è sempre qualche insulto a vicenda. Tutti cuor di leone dietro lo schermo.
E non sopporto i testi con gli errori grammaticali. Spesso cantiamo canzoni senza accorgerci degli strafalcioni di cui sono infarciti i testi. Non parlo solo di pop, nel calderone finiscono fior di cantautori.
STRAFALCIONI E MATTACCHIONI
30 maggio 2014
L'AFFAIRE GRIGNANI-PEDRINI
E' passato qualche giorno. Ho lasciato che la superficie dell'acqua tornasse la tavola che era, dopo che i moralisti hanno dato sfoggio delle loro peggiori parole. Tanti hanno detto sull'affaire Grignani, additando, offendendo, bacchettando, e molti altri gerundi uno più superfluo dell'altro.
Non sarò l'ennesimo, non mi ci sono mai trovato bene nei panni del giudice, ma non c'è nulla da giudicare. Gianluca Grignani era visibilmente alticcio, ha esagerato, ma non ha ucciso nessuno, mi pare. Non ha preso a morsi un pipistrello vivo, non si è calato degli acidi o i pantaloni in pubblico, non ha ucciso di botte la compagna, non ha bestemmiato o strappato la foto del Papa. Si stava divertendo ad un concerto, cosa che accade a tante altre persone.
Non voglio difenderlo, sia chiaro, è grande e vaccinatissimo da tanti altri accadimenti simili del passato. Non mi sono tuttavia stupito: Grignani è cosi, prendere o lasciare.
PAROLE FUORILUOGO NEL PAESE DEL ROCK
8 novembre 2013
GAFFE E FIGURE DI MELMA NELLA STORIA DELLA MUSICA
Una delle tante case in cui ho vissuto nella mia vita era un cadente trilocale in quel della Potenza universitaria. Dividevo la casa con due lavoratori molto più grandi di me.
Uno era un simpatico napoletano, fidanzato con una formosa ricciolona. Si accoppiavano raramente ma quando succedeva, i muri tremavano e partivano i San Gennaro.
L'altro era un nano con la faccia di Gianni Morandi. Nano sul serio, era 1.58cm. Ora, immaginatevi voi un lampione come il sottoscritto - 1.96cm di rara bruttezza - vicino a un Morandino tascabile: sembravamo Schwarzeneggher e De Vito ne "I Gemelli". Povero, era simpatico ma solo come un cane. In un suo cassetto - perchè ero curioso da fare schifo e mettevo le mani dovunque - trovai una lista di donne dell'est da contattare. Di fianco, evidenziata, la loro altezza. Se è riuscito a trovarne una, i muri non hanno tremato, li avrà rasi al suolo: chissà quanti arretrati...
Una sera, ero solo soletto e stavo preparando il piatto tipico dell'universitario sfigato - penne al tonno suicidato direttamente sulla pasta - quando mi avvicinai alla finestra della cucina. Eravamo al quarto piano e guardai fuori, poco convinto. Strabuzzai gli occhi: "Cazzo, ma quella... Si sta spogliando!"
QUELLI CHE LA FANNO FUORI DAL VASO
31 luglio 2013
GAFFE E FIGURE DI MELMA NELLA STORIA DELLA MUSICA
I miei primi anni universitari sono volati via in fretta, tra amici e cazzeggio a oltranza. Donne? Passaparola.
Uscivo spesso con Flavio, divertente come pochi e dall'indubbio ascendente sul gentil sesso. Purtroppo però, il gentil sesso ben disposto e piacevole alla vista scarseggiava e anche lui dovette fare di necessità virtù: l'unica storia - più di passione in verità - la ebbe con una tipetta frizzante ma bruttina. Piena di piercing e tatuaggi e dal sorriso solare, aveva un didietro con su la targa: "Attenzione, carichi pesanti".
Io mi ero invaghito di una moretta poco più grande: capelli neri lunghi, taglio degli occhi alla orientale, voce gentile e priva di sfumature ineleganti tipiche di certe zone del sud. Si spostava i capelli col viso senza malizia, scoprendo la base del collo sotto l'orecchio, quella che ogni uomo sogna di baciare alla donna che desidera.
Era fidanzata da anni con uno dei più carismatici della facoltà e sembrava felice. Io rimanevo al mio posto, era nel cassetto dei sogni erotici irrealizzabili, come Lamù o Sabrina di "E' quasi magia Johnny".
"Lasciala stare, non è cosa per te!" diceva giustamente Flavio ma non mi facevo illusioni: la coltivavo nel giardino dei miei fiori mai sbocciati, invece che stare con una qualsiasi tanto per sfogare l'ormone.
Un giorno stavo parlando con Luciano, un caro amico, quando si avvicinò lei, erano compagni di corso.
"Ciao, Valentina, piacere. Mamma mia quanto sei alto, mi fai scomparire."
Sorrisi. Prendemmo tutti e tre il caffè: lo odio il caffè ma dissimulai in stile Actors Studio.
Da quel giorno capitava ci fermassimo a fare quattro chiacchiere. Continuavo a non avere speranze ma mi bastava esserle amico: un suo sguardo illuminava una giornata.
Quel venerdì mi trattenni al computer sino alla chiusura del centro informatico della facoltà. Non c'era quasi più nessuno ma volevo ricopiare degli appunti e cercai un'aula vuota, in disparte, per non avere rompipalle tra i piedi. Aprii e sorpresi due che limonavano a livelli olimpionici: lui le palpava il culo e lei aveva la mano sul suo pacco. Chiesi scusa ma, mentre uscivo, voltai lo sguardo e anche lei si girò. Era Valentina, e quello non era il suo fidanzato. Ci rimasi di merda.
Fu un attimo lunghissimo. Lei provò a spostarsi i capelli come faceva sempre ma quel gesto aveva perso tutti i suoi carati.
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