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28 marzo 2020

TO LOVE SOMEBODY




E' tanto tempo che non passavo da qui. Una parte di me - quella che aveva creato questo blog insieme ad un amico e ci si era dedicata anima e corpo - ha smesso di respirare. Mexicotears, però, non se lo meritava, e nemmeno i lettori che col tempo ci si erano affezionati. Mi fa quindi piacere ogni tanto dare un segno di vita, come a dire "Ci siamo e ci saremo sempre, con i nostri 340 articoli e un passato che vuole rimanere presente e futuro". E così volevo raccontarvi cosa mi è accaduto durante questa quarantena, un qualcosa di piccolo ma che, in questo periodo di clausura, mi ha regalato un soffio di vita.

                          "UN BELLISSIMO MODO DI INVECCHIARE" di A. VANZELLI

26 gennaio 2015

I METALLICA E UN NUOVO ST. ANGER




Il mio primo flirt con i Metallica fu in seconda liceo. Antonio mi passò "Master of Puppets", rigorosamente in cassettina. Mi diede anche i Sentenced, a me che ascoltavo i cantautori, il blues e il beat italiano Anni '60. Fu scioccante, come la prima autosoddisfazione erotica o la prima puntata dei Simpson vista. Colori e prospettive diverse, per uno abituato ad atmosfere anestetizzate. "Non sono male, alcune mi piacciono molto", gli dissi qualche giorno dopo. Mentii spudoratamente, non li avevo capiti, anzi avevo trovato migliori i Sentenced: beata ignoranza! Se solo mi sentisse James Hetfield... E dire che la scintilla scattò con "Load": album discusso, tanto amato dal pubblico più pop quanto osteggiato dal popolo metal. Il metal è un'altra cosa ma a me continua a piacere, grazie ad alti scintillanti come "Bleeding me", "The Outlaw Torn" e "The House Jack Built". Difficile difendere invece "St. Anger", senza dubbio il punto più controverso - basso? - della loro carriera. E così qualcuno ha pensato di riprenderlo in mano e portarlo a nuova luce.

           UNA NUOVA VITA PER UN ALBUM DISCUTIBILE di Antonello Vanzelli

17 novembre 2014

LE 10 COVER PIU' BELLE




Nel giardino del rock sono spuntati fiori tutti troppo simili tra loro negli ultimi anni. C'è stato il boom - a cavallo dei millenni - dei greatest hits, ortiche spesso buone solo per rimpolpare le casse delle etichette discografiche. E c'è stato anche il momento degli album di cover (ovvero di reinterpretazioni di un brano musicale), che raramente hanno regalato tulipani, e più frequentemente margherite appassite. Si, perché spesso hanno malamente celato la mancanza di creatività di alcuni artisti, che hanno regalato cover fin troppo simili all'originale (per non dire sciatte), e solo talvolta sono arrivate rivisitazioni davvero meritevoli. A volte una cover nasconde un sincero omaggio ad un artista amato, e anche questo articolo vuole essere un omaggio alle cover che ci hanno emozionato di più.

                                                    COVER TO DISCOVER

20 settembre 2013

DA WOODSTOCK AI FRUTTI AMARI




I miei ricordi degli anni '80 tendono a perdere contorni ma i colori sono sempre lì, caldi come in un quadro di Monet. Ero ragazzino e mio padre uscì per andare a passare la notte in ospedale, per star vicino al nonno che non stava granchè bene.
Avevamo una vecchissima Golf di color celeste metafisico, dagli interni all'Arbre Magique gusto Marlboro e dalle portiere che andavano scassinate per poter salire. Con il candore dei giusti, la lasciò nel parcheggio dell'ospedale.
Dopo aver dormito pochissimo, scese per andare al lavoro e della macchina non c'era traccia. In compenso trovò il guardiano del parcheggio che riuscì a dire un illuminante:"Eh, si, qui le rubano". Genio.
La ritrovammo tempo dopo in condizioni disperate - un'opera warholiana - e senza tutte le musicassette che avevamo. Se ci ripenso mi prende male... La musica con cui ero cresciuto suonava in chissà quale altro stereo, ed allora non c'era certo internet per riscaricarsele al volo. Le cavalcate chitarristiche dei Dire Straits, il rock senza tempo dei Creedence Clearwater Revival (che a quel tempo m'ammorbavano: vai con gli insulti...), Tracy Chapman e le compilation  anni '60 e '70 con il beat e gli urlatori: tutto andato. E se n'era andata anche quella gemma rappresentata dal greatest hits di Joe Cocker.
Mio padre non è mai stato un rocker o uno da concerto ma se si parlava di Woodstock gli si illuminavano gli occhi. Avrebbe tanto voluto esserci. Non me lo vedo capellone a sballarsi con "Hey Joe" di sottofondo, ma il nostro Primitivo di Manduria libererebbe i freni inibitori persino a "sono stanco, vado in pensione" Ratzinger.

                 LE COVER MUSICALI PIU' RIUSCITE E LE PUGNALATE AL CUORE

24 maggio 2013

COVER TO DISCOVER





Avrò avuto dieci o undici anni ma non ci giurerei. Avevamo cambiato casa da poco e uno dei miei migliori amici era Luigi, un mio compagno delle elementari.
Non abitava vicino a noi ma quando potevo, andavo a trovarlo. Aveva una casa spaziosa, una mamma solare e una sorella piccolina troppo tenera.
Ricordo una volta, stavamo giocando e lei ci gironzolava attorno, curiosa. Luigi le disse "Vai a fare la pipì che sennò te la fai addosso." e lei "Ma non devo farla!", "Muoviti che mi arrabbio!" e lei "Non darmi ordini, se ti dico che non devo farla, non devo farla no?" e così avanti per venti minuti.
Alla fine, lei si fece la pipì addosso imbrattando il vestitino nuovo coi fiorellini. Luigi si incazzò mentre io non riuscii a trattenere le risate. E alla fine anche lui scoppiò a ridere. Da una parte la sgridava, dall'altra rideva con me.
Bei ricordi quelli. Giocavamo a pallone oppure col suo biliardo in miniatura. Quanto lo invidiavo per quel piccolo rettangolo verde colmo di palline di tutti i colori. Sognavo di diventare grande e di averne uno enorme, con le luci sopra, il juke-box affianco e intorno un mucchio di amici.

           LE COVER MUSICALI PIU' RIUSCITE E LE PUGNALATE AL CUORE