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14 maggio 2014

INTERVISTA A GIANLUIGI CABO CAVALLO





Ci sono persone che sono state considerate coraggiose perchè avevano troppa paura per scappare. Ci sono poi uomini che nel coraggio ci sguazzano, prendendo a ceffoni la codardia. Penso a Danilo Sacco, che si è preso insulti e monete addosso quando sostituì il grande Augusto Daolio nei Nomadi: alla fine ha vinto lui.
Penso poi ai rimanenti Queen, che hanno cercato a lungo un nuovo frontman ricevendo una collezione di due di picche. Hanno trovato in Paul Rodgers e Adam Lambert degli onesti mestieranti, ma tanto di cappello al coraggio.
E penso ovviamente a Gianluigi Cabo Cavallo, che ha avuto la forza di prendere l'ingombrante posto di Piero Pelù nei Litfiba dopo la scissione di fine Anni '90. Coraggio, talento e umiltà raramente fanno scopa. Quel "raramente" risponde al nome di Cabo. Sette anni, solo sette, gli sono bastati per scrivere poche ma intense pagine di grande rock italiano e rimanere nel cuore dei fan. Parlare con lui mi ha fatto capire che quell'affetto è meritato, in ogni sua singola nota.

                                              DAI LITFIBA A HEROES

7 maggio 2014

LE 100 CANZONI ITALIANE PIU' SOTTOVALUTATE





Io abito la nostalgia, ne sono cittadino onorario da anni. E' una località che mi regala sempre i panorami più suggestivi. Sono andato in cantina a mangiare polvere e umidità pur di ridare uno sguardo alla mia collezione di vecchie musicassette. Ci ho trovato dentro canzoni riposte in ripostigli chiusi a chiave nella memoria, melodie ed emozioni che giacevano appassite e che mi sono rifiorite dentro.
Mi sono accorto di come molte canzoni siano state erose dallo scorrere del tempo, al punto da essere trascurate dal grande pubblico. Io abito la nostalgia, ma c'è chi abita il rimpianto di non avercela fatta, e questa classifica è dedicata a loro, a chi avrebbe meritato maggior luce.

             LE CANZONI CHE AVREBBERO MERITATO MAGGIOR FORTUNA

15 ottobre 2013

QUELLI CHE AVREBBERO MERITATO DI PIU'




Ho ricordi in chiaroscuro del liceo, ombre allungate da un sole freddo. Ero svogliato - quello si - ma dipendeva dallo scarso feeling con me stesso e con chi mi circondava.
Non ero bello, anzi, il classico nerd occhialuto che in genere è l'ideale per il ruolo del secchione. Quando mai: non che fossi il Bruno Sacchi della classe, quello che collezionava 2, intendiamoci, ma mi barcamenavo tra sufficienze approssimative, oltre che tra amicizie prive di spessore.
Non trovavo sostegno neppure nei professori. Ho sempre pensato che il mestiere dell'insegnante sia complicato, ma che sia anche più complicato non finire per diventare dei grandissimi figli di mamma che batte. E' troppo facile stimare il primo della classe, il prof cazzuto invece è con i deboli che trova soddisfazione, aiutandoli a crescere. Peraltro la mia classe era piena di figli di papà e con loro era ancor più facile scivolare verso la deriva personale ed intellettuale.
Vedevo docenti chiudere un occhio in nome del rapporto che li legava al genitore di Gualberto Mangiabudella o di Giuseppina Canistracci mentre io, anche quando studiavo sul serio, mi dovevo accontentare di 6 stropicciati.
Si sa però che, come dice il saggio, "E tira e tira e tira il filo si spezza. E riempi riempi riempi e la bocca strabocca. E ci dai un dito e si prende l'inguine!" e così fu.

                                                  LUIGI TENCO E GLI ALTRI

27 giugno 2013



QUELLI CHE RESISTONO ANCORA


Ai tempi dell'università i soldi non bastavano mai. Non bastava ciò che scuciva mio padre, perennemente incazzato per i miei ritmi da lavativo. Non era sufficiente ciò che scucivano quelle anime pie dei miei nonni: non basterebbe una vita per ringraziarli, più per l'affetto invero, e quello si sa, vale molto più della cinquantamila arrotolata.
E non bastavano le giornate passate sotto la neve a fare volantinaggio. Ogni tanto un collega di facoltà - non ricordo neppure il suo nome - mi chiamava per dispensare pubblicità della Fiat o dei trucchi in offerta per una profumeria. Riempivo lo zaino Invicta sino all'inverosimile (perchè ogni volta che terminavo i volantini mi toccava ritornare a casa a piedi a prenderne altri...) e uscivo ingobbito stile Donkey Kong.
La neve scendeva senza sosta e io mi trovavo a citofonare per farmi aprire: ho fatto una collezione di vaffanculi che al confronto il Trota è un dilettante. Per fortuna che spesso trovavo il portone già aperto e potevo agire indisturbato.
Un'altra volta mi piazzai nel parcheggio del centro commerciale, l'aria era siberiana. Consegnavo a mano ma li piazzavo anche sotto i tergicristalli che, a causa del gelo, spesso erano incollati al vetro. Al terzo che mi rimase in mano decisi che era meglio tagliare la corda. Mi arrivò l'eco delle maledizioni degli automobilisti con cui arricchii la mia soddisfacente collezione, altro che francobolli.

                            I RATS - IL RITORNO DEI BRAVI GUAGLIONI

20 maggio 2013




QUELLI CHE RESISTONO ANCORA



Le donne di cui ti innamori quando sei un ragazzino te le ricordi per tutta la vita.
Innamori è una parola troppo grossa se tu l'amore non sai nemmeno come trovarlo sul dizionario. 
Innamori è una parola grossa, soprattutto se lei è molto più grande di te e non ti caga nemmeno per sbaglio. Innamori è una parola grossa soprattutto se lei sa a malapena come ti chiami e ancor più a malapena ti saluta.
Era la sorella più grande di un caro amico quando ero piccolo. Andavamo in colonia insieme, dalle parti di Lucca, al "Ciocco", un posto splendido che esiste ancora. Gruppi di ragazzi che si ritrovavano d'estate, per lunghe scarpinate nella natura, giochi di gruppo, sport e divertimento.
Avevo 8anni, un'era geologica fa. I ricordi sono sbiaditi come cartoline lasciate al sole, ma in quei giorni iniziavo a intravedere le prime carezze (schiaffi?) dell'adolescenza. Ricordo le scarpinate tra le colline, e gli acquazzoni improvvisi, docce gelate all'aperto... Oppure le partite a calcetto, col pallone che sorvolava la tettoia e scivolava giù, inghiottito da uno strapiombo vorace. E c'era il codino, si, quando ero piccolo portavo un infantile codino. E quando lo tagliai per poco non piansi. Una vita fa, un'altra vita.
Difficilmente scorderò le chiacchierate notturne coi ragazzi più maturi e già svezzati: narravano le loro prime avventure con le donne e tante cose ancora non le capivo.
Capivo bene però i battiti del cuore quando vedevo quella ragazza, la sorella del mio amico. Quelle onde castane che si posavano sulle spalle, il suo sorriso limpido, e la sua camminata silenziosa, elegante, come una nevicata di emozioni.
Si chiamava Irene. Durante l'ultima colonia andò in camera del più carismatico della compagnia. Il giorno dopo lui, tronfio come un gallo nel pollaio, non lesinò i particolari. Ero invidioso e deluso, mi allontanai scalciando. Non la vidi più, chissà come sta. Ah, Irene...

      QUELLI CHE TORNANO E QUELLI CHE SAREBBE ORA RITORNASSERO

4 maggio 2013

QUELLI CHE RESISTONO ANCORA




"Grazie per tutte le vostre email, le ho ricevute con gioia ed affetto sincero... Vi ricordo tutti e vi abbraccio forte. 
In questo momento così particolare per me, mi scuso anticipatamente per la mancanza di informazioni che in realtà avreste dovuto ricevere e che vi meritate pienamente. Ognuno di voi. Dunque, mi scuso e vi prego di pazientare ancora un pò per le risposte personali alle vostre singole mail, perchè intendo darle ad ognuno di voi in modo personale e lucido, come da sempre amo fare, dedicando alla risposta il tempo necessario che, ora, per svariati motivi, mi sfugge... 
Comunque è inutile che vi taccia l'essenziale conferma che tutti andate cercando... La mia avventura nel progetto Litfiba è da considerarsi conclusa. Una decisione presa con estrema onestà e lucidità. Ma ora, per quanto mi riguarda, non esistono più le condizioni artistico/progettuali per procedere oltre. 
I rapporti fra me e Ghigo sono assolutamente tranquilli e sereni e approfitto di questo momento per chiarire una cosa che sta a cuore di tanti di voi. Non intendo partecipare, in nessunissimo modo, nemmeno casuale, alla discutibilissima operazione "LitBand" che vede nella sia line-up: Aiazzi, Trambusti, Terzani ecc ecc., nè ora, nè in futuro, nè mai!
Vi abbraccio con quanta più forza ho e mi auguro di potervi incontrare di persona al più presto. Con affetto, CABO."
Cabo Cavallo, ex vocalist dei Litfiba - Lettera ai fan (2006)


                    QUELLI CHE HANNO LASCIATO CON UN SORRISO

16 aprile 2013



QUELLI CHE RESISTONO ANCORA




Potenza, 1999. La casa era in periferia, nel quartiere Francioso, a due passi dall'università.
Abitavo con altri ragazzi, in una camera singola piccola e fredda, come la città; la finestra no, era ariosa e regalava colori sulle alture circostanti.
Il libro di Matematica restava aperto davanti, a guardarmi più lui di quanto facessi io; un paio di evidenziatori, alcune penne, libri, armadi chiusi e la radio aperta.
Vedevo queste minuscole formiche colorate che andavano su e giù per le strade di montagna, spesso innaffiate di bianco neve, e lasciavo che Radio Italia mi facesse compagnia. Non amavo molto i loro deejay e talvolta zigzagavo tra le stazioni alla ricerca di altro.
Radio Potenza Centrale: è una potenza di radio!
Quella voce imperiosa dal retrogusto di guttalax mi ha impestato l'università. Ogni volta che mi chiedevano dove studiassi:
"Si, sono andato a Potenza. Sai, a Lecce non c'era geologia..."
"Ah, Potenza... Radio Potenza Centrale, è una potenza di radio!"
Gesù, l'originalità delle genti...

                             Quelli che resistono ancora - Pt. 1