18 aprile 2013
BLUFF, SESSO E DROGA: I BEATLES PROIBITI
"Dovunque andassimo la scena era sempre la stessa. Avevamo quattro stanze da letto separate ma le camere dei road managers erano sempre piene di droga e puttane e di chissà cos'altro, a nostra disposizione... All'epoca non le chiamavamo "groupies" ma in un altro modo, e ci scopavamo quelle, oppure delle prostitute... Erano orge o roba simile, perchè le nostre tournèe erano proprio come il Satyricon di Fellini. Eravamo dei veri bastardi."
John Lennon.
I BEATLES PROIBITI - Pt. 2 di A. Vanzelli - A. Chimenti
17 aprile 2013
BLUFF, SESSO E DROGA: I BEATLES PROIBITI
"John Lennon raccontò... che si era lasciato masturbare da Brian (nd. Epstein, il loro manager) perchè "dovevo controllare l'uomo che aveva il controllo delle nostre vite e della nostra carriera".
Quanto a ciò che accadde in Spagna, Brian raccontò all'amico Peter Brown la storia vera: aveva fatto un pompino a John Lennon. John non poteva permettersi di rivelare quel tipo di intimità perchè l'avrebbero marchiato come omosessuale. Infatti la prima volta che qualcuno prese in giro John per quel viaggio in Spagna, Lennon per poco non lo ammazzò."
Albert Goldman - The lives of John Lennon (1988)
I BEATLES PROIBITI - Pt. 1
16 aprile 2013
QUELLI CHE RESISTONO ANCORA
Potenza, 1999. La casa era in periferia, nel quartiere Francioso, a due passi dall'università.
Abitavo con altri ragazzi, in una camera singola piccola e fredda, come la città; la finestra no, era ariosa e regalava colori sulle alture circostanti.
Il libro di Matematica restava aperto davanti, a guardarmi più lui di quanto facessi io; un paio di evidenziatori, alcune penne, libri, armadi chiusi e la radio aperta.
Vedevo queste minuscole formiche colorate che andavano su e giù per le strade di montagna, spesso innaffiate di bianco neve, e lasciavo che Radio Italia mi facesse compagnia. Non amavo molto i loro deejay e talvolta zigzagavo tra le stazioni alla ricerca di altro.
Radio Potenza Centrale: è una potenza di radio!
Quella voce imperiosa dal retrogusto di guttalax mi ha impestato l'università. Ogni volta che mi chiedevano dove studiassi:
"Si, sono andato a Potenza. Sai, a Lecce non c'era geologia..."
"Ah, Potenza... Radio Potenza Centrale, è una potenza di radio!"
Gesù, l'originalità delle genti...
Quelli che resistono ancora - Pt. 1
13 aprile 2013
SEMPLICI OMAGGI O
PLAGI SPUDORATI - Pt. 2
LED ZEPPELIN - Lungi da me infangare il buon nome di Plant e soci (chiacchiere, non me ne può fregar di meno...) ma qui c'è roba pesante. In origine fu "You need love" di Willie Dixon, cantata da Muddy Waters (1963). A questa seguì la cover (o cosi sembra almeno) "You need loving" degli Small Faces e infine apparve dalle acque "Whole lotta love" (1969) degli Zeppelin. Ascoltate, è meglio:
e qui l'antesignana:
I Led Zeppelin, con poco ritegno, ne saccheggiarono anche il testo. Willie Dixon ha fatto causa al gruppo - vincendola chiaramente - e ora il suo nome appare tra i crediti. Anche Wikipedia ormai la bolla come "rielaborazione": Page e Plant dietro la lavagna.
11 aprile 2013
RADIOFRECCIA - LUCIANO LIGABUE
"Mi colpisce molto l'accusa di incoraggiare alla droga. Il messaggio del film va nella direzione opposta. La scena in cui Freccia viene iniziato all'uso dell'eroina da parte di una bella ragazza mostra il sangue di lei ancora nella siringa che viene passata. La scena è forte per il semplice motivo che farsi una pera è un atto forte.
La presa di distanza dal gesto è immediata. Mentre si buca s'odono le note di "Rebel rebel" di Bowie. Come la droga entra in circolo la musica cessa di colpo. Silenzio. Il resto del film è l'odissea di una generazione, quella di gente come me che si è salvata per il rotto della cuffia. Freccia è l'esempio di questa odissera e morirà di eroina. Vi sembra che questo sia un incoraggiamento all'uso della droga o la santificazione di un drogato?"
Luciano Ligabue, 1998 - Corriere della Sera.
RADIOFRECCIA - Pt. 2
10 aprile 2013
RADIOFRECCIA - LUCIANO LIGABUE
"Ohhh, non ve lo ripeto più eh! La vita non è perfetta, le vite nei film sono perfette... Belle o brutte ma perfette... Nelle vite dei film non ci sono tempi morti, mai! E voi ne sapete qualcosa di tempi morti eh?"
Bonanza, dritto in camera. Buio.
"Meno male che questa radio di merda chiude."
RADIOFRECCIA - Pt. 1 di A. Vanzelli - A. Chimenti
8 aprile 2013
LUIGI SCHIAVONE, CHITARRA ED EMOZIONI
La prima volta che ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo la chitarra di Luigi Schiavone è stata nel 1999, o forse era il 2000. Era il tour de "L'isola dei tesori" di Enrico Ruggeri, uno dei migliori album del cantautore milanese, ed erano in concerto a Pietragalla, un paesino in provincia di Potenza.
La platea sembrava impagliata. Loro ruggivano rock sul palco e, a parte una sparuta minoranza che si dimenava sotto il palco, il resto delle persone aveva l'entusiasmo di un ragazzino a cui è appena scoppiato il Super Santos nuovo.
Durante una ballata, Ruggeri lasciò il proscenio a Schiavone per uno dei suoi meravigliosi assoli e la gente rimase in silenzio. Avvicinai la mano alla bocca e urlai un "Vai Schiavone!" che risuonò nel bel mezzo della piazza, ridestando dal sonno quelle cariatidi. Un bel momento. Lui non si scompose, nemmeno alzò gli occhi, continuando a deliziarci.
Anni dopo, trasferitomi a Milano, ho avuto la fortuna di incontrarlo in un ristorante giapponese. Conoscendo il suo essere persona riservata, non l'ho disturbato sebbene la voglia di chiedergli un autografo fosse tanta.
Ero con una mia ex, una che non sapeva la differenza tra De Gregori ed Emma, e che mi prendeva in giro per l'emozione che provavo al suo cospetto. Non poteva comprendere l'affetto di un fan verso uno dei suoi chitarristi preferiti. Non è difficile capire perchè con lei non è durata e perchè, per questa intervista, fossi emozionato come un adolescente.
L'INTERVISTA
5 aprile 2013
MEXICO, NUVOLE E LACRIME
Non è una novità. E' già successo e succederà ancora.
Un cantante praticamente dimenticato da tutti viene riscoperto e rivalutato solo dopo la morte.
I dischi di Franco Califano non li comprava praticamente nessuno, men che meno quelli di Enzo Jannacci. In tempi in cui si arriva in classifica vendendo 5mila copie in una settimana, loro dubito vendessero 5mila copie in un anno.
Forse qualcuno si scaricava illegalmente le loro raccolte, certo venivano guardati con quel misto di sufficienza di chi ormai ha fatto il suo tempo ed è meglio si tolga dalle palle.
In Francia artisti così li avrebbero portati sul palmo della mano. Saranno antipatici e supponenti ma hanno rispetto per i propri cantanti, per i personaggi che hanno fatto la storia. Noi no. Preferiamo dimenticare, o metterli da parte, come si fa con le foto scolorite.
AVVOLTOI E IPOCRISIA
3 aprile 2013
THE PSYCHEDELIC SIDE OF THE MOON
"Il messaggio di "Dark side of the moon" è che la vita non è un gioco. Abbiamo un solo colpo in canna e dobbiamo fare scelte basate sulla posizione morale, filosofica o politica che abbiamo adottato. Possiamo rendere il mondo un pò più luminoso o più buio. Siamo confusi dalla religione come dal mondo politico. Ma a tutti è offerta l'occasione di trascendere le proprie tendenze egoistiche e la propria avidità, lasciando il segno sulla grande tela della vita."
Roger Waters, L'espresso - 2003
DARK SIDE OF THE MOON - PINK FLOYD
2 aprile 2013
QUELLI CHE SHOCKARONO IL FESTIVAL
"Avevamo attraversato quattro nazioni in meno di 24ore e cominciato a bere dal pomeriggio, dopo due notti in bianco. In platea c'erano tutti questi vecchi in giacca e cravatta, con le loro donne in abito da sera. Non gliene fregava niente di noi.
Qualcosa ha fatto click nella mia testa..."
Brian Molko, Placebo - 2003.
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