3 aprile 2013


THE PSYCHEDELIC SIDE OF THE MOON



"Il messaggio di "Dark side of the moon" è che la vita non è un gioco. Abbiamo un solo colpo in canna e dobbiamo fare scelte basate sulla posizione morale, filosofica o politica che abbiamo adottato. Possiamo rendere il mondo un pò più luminoso o più buio. Siamo confusi dalla religione come dal mondo politico. Ma a tutti è offerta l'occasione di trascendere le proprie tendenze egoistiche e la propria avidità, lasciando il segno sulla grande tela della vita."
Roger Waters, L'espresso - 2003


                                DARK SIDE OF THE MOON - PINK FLOYD


A mio padre piacevano, e piacciono ancora molto, i Pink Floyd ma, quando ero piccolo, non avevamo loro dischi. Ne sentivo parlare ed ero affascinato da quella copertina oscura e da quel prisma di luce che avevo visto su un Grand Hotel di mia nonna.
Quando ebbi tra le mani il catalogo di Nannucci, mitica wikipedia musicale degli anni '90, ero indeciso se comprare Dark side of the Moon, i Dire Straits e non ricordo più quale album dei R.E.M.: inutile dire che quel prisma mi risucchiò definitivamente nel suo vortice di colori e suoni e non ha alcuna intenzione di liberarmi.
Sarebbe dovuto essere il secondo articolo del mio blog, eppure ne ho avuto paura. Già, la parte oscura di me si è ribellata. Cosa potevo dire di interessante di un album amato da milioni di persone? Cosa di nuovo su canzoni familiari come la parte lucente della Luna? Nulla. Solo lasciar scorrere le emozioni, che sono sicuro, quelle si, vi saranno familiari.

SPEAK TO ME - L'album inizia come una vita che nasce, con un battito pulsante che si fonde con il ticchettio del tempo che scorre, per poi venire sovrastato dal rumore dei registratori di cassa e da voci confuse e risate isteriche. Un rumore opprimente apre alle urla della nuova vita, con la musica suadente che si libra nell'aria. E' una sorta di intro, derivante da un'idea avuta, e scartata, per "Zabriskie Point", il capolavoro di Michelangelo Antonioni di cui avevano firmato la colonna sonora.

BREATHE - Rilassata e di grande atmosfera, con una splendida chitarra di David Gilmour, nasce dall'improvvisazione di un concerto, quello di Cincinnati del 1971. Il testo sembra dirci "Ehi amico, sei sicuro di ciò che stai facendo? Sei fottutamente sicuro? Fermati e respira, prenditi il tuo tempo e ragiona su quello che vuoi e su ciò che avviene intorno a te". 
Curiosità: Wright fu ispirato dagli accordi di "All blues" di Miles Davis, risalente al 1959.

ON THE RUN - "Breathe" termina con note di ansia ed attesa e il ritmo cambia di colpo. Il sintetizzatore si erge a protagonista mentre in sottofondo si odono voci e rumori di un aeroporto. Sembra di essere su un treno, è la chitarra di Gilmour. Musica ambient, opprimente nel loop continuo e in una risata distorta, nasce da una lunga jam session di chitarra, rielaborata in studio.

TIME / BREATHE (REPRISE) - Il tenue ticchettio degli orologi viene fragorosamente spezzato da sveglie, pendoli e campane (non sovraincise ma registrate mentre suonavano all'unisono). Si apre una intro d'attesa stile sfida all'Ok Corral che esplode nel  rock cantato in modo quasi aggressivo da Gilmour nella strofa e da un più quieto Wright nel ritornello, il tutto impreziosito da regali cori femminili di contorno (le sconosciute Doris Troy, Lesley Duncan, Liza Strike e Barry St. John).
Grande solo di chitarra e soprattutto testo di gran pregio di Roger Waters: la prima parte è focalizzata sull'adolescente che spreca il suo tempo, lo getta via come coriandoli che torneranno, "ma poi un giorno scopri che dieci anni sono trascorsi. Nessuno ti aveva detto quando muoverti, hai perso lo sparo del via".
La seconda parte è il punto di vista dello stesso ragazzo ormai invecchiato: "Il sole è lo stesso in maniera relativa, ma tu sei più vecchio, fai respiri più brevi e sei un giorno più vicino alla morte."
Un capolavoro. Viene voglia di prendere e uscire adesso, anche se fuori diluvia e domani devi svegliarti alle 6 per andare a lavorare non sai nemmeno tu dove.

THE GREAT GIG IN THE SKY - Concepita come assolo di organo di un ispiratissimo Wright, la versione definitiva nasce per caso. Il gruppo non sa come chiudere il pezzo: se aggiungere un sax, con l'ennesimo assolo di chitarra o se inserirci delle voci. Il produttore Alan Parson ebbe l'idea di reclutare una cantante che già conosceva, tale Clare Torry. I ragazzi sono poco convinti ma accettano: le dicono solo "Non ci sono parole, parla della morte e della paura di morire. Improvvisa!". Quando lei comincia è imbarazzata, parte con un "Ohh, ahh, baby, baby, yeah" ma non funziona, non va; loro scuotono il capo, seduti poco distante; forse ridacchiano, una casalinga a cantare con loro.
Al secondo tentativo, però, non ridono più. La performance vocale è straordinaria, sull'album resterà quella, per i quarant'anni successivi. E per quarant'anni Clare Torry è li a dirci: mai sottovalutare una donna incazzata!


Curiosità: A quel tempo la vocalist venne pagata solo 30sterline. Nel 2004 ha fatto causa per avere ciò che le spetta come coautrice del brano. L'accordo economico di indennizzo non tardò ad arrivare.


MONEY - Nato come demo blues, inizia con gli ormai famosi registratori di cassa, registrati in modo tale da aprire ai 7/4 della canzone, che presenta uno dei giri di basso più famosi della storia del rock. Il ritmo, coinvolgente, si apre in un grandioso assolo di sax di Dick Parry per poi sfociare in un rock ancora più trascinante.
Il testo si focalizza sull'eccessiva importanza data dall'uomo al denaro, uno dei lati oscuri dell'animo umano.
In questo sono stati decisamente coerenti, riuscendo a non uscire di senno grazie alla immensa ricchezza accumulata negli anni: Gilmour ha fatto 8 figli, rilassandosi in famiglia o volando col suo piccolo aereo; Waters ha continuato a suonare dal vivo godendosi quando poteva il piacere della pesca; Mason ha coltivato la sua passione per i motori, producendo uno strampalato cd con sopra i rombi delle sue fuoriserie.

"Ci sono un sacco di cose che esercitano influenza sull'individuo, che colorano la sua prospettiva esistenziale. Ci sono forze che ti spingono in una certa direzione: alla morte, alla pazzia, all'immedesimazione o all'avidita... C'è una legge newtoniana di fisica che è interessante ed è su quella che si basa l'album." Roger Waters.

US AND THEM - Deriva da un altro componimento scartato da Antonioni in "Zabriskie Point" che "E' meraviglioso ma così triste: mi fa pensare alla chiesa": Michelangelo, grande regista eh, però di musica...
Un grido di dolore per l'eterna propensione dell'uomo a dividersi in fazioni nemiche, parla dell'umanità delle persone, contrapponendo un generale che ordina sangue e morte a tavolino a chi muore di inedia: "Credo che tutto dipenda dal modo in cui si vive e si trattano gli altri." dirà Waters in una intervista.
Dick Parry col suo sax concede un bis di lusso, in una melodia non certo triste ma rarefatta e rilassante come il sorriso di un bimbo dal finestrino della macchina di fianco.

ANY COLOUR YOU LIKE - Pezzo strumentale con improvvisazioni di sintetizzatore e di chitarra.
Il brano fa da ponte tra "Us and them" e "Brain damage" e col suo titolo ("Qualunque colore ti piaccia") si ricollega alla copertina.

BRAIN DAMAGE - Comincia tenue, con la voce di Waters cullata dalla chitarra elettrica, per poi schizzare eclissi di luce nel ritornello, in cui entrano tutti gli altri strumenti e i cori.
E' in questo pezzo che appare la celeberrima frase "The dark side of the moon" che non allude all'astronomia quanto, con una squisita metafora, alle zone buie della mente e agli abissi della follia umana.
Anticipatrice di "Shine on you crazy diamond", si riferisce chiaramente a Syd Barrett e ai suoi problemi mentali: "E' stato uno choc osservare la tragedia della schizofrenia così da vicino" dirà Waters.
Curiosità: Trae ispirazione da "Dear Prucence" dei Beatles.

ECLIPSE  - Prosecuzione del pezzo precedente, sarebbe dovuto essere il titolo dell'album: si, c'è l'eclisse ma ciò non vuol dire che il sole non stia brillando. La luna invece non brilla, è solo oscurità, è il sole che le dona luce. E a noi la dona questa meravigliosa chiusura.



"Mi ricordo ancora il momento in cui ascoltammo tutto l'album in una volta e pensai: My God, abbiamo fatto qualcosa di fantastico." David Gilmour.

E' un disco che nacque live, in anni di concerti e di improvvisazioni rielaborate in studio grazie ad alcune splendide intuizioni di Alan Parson. Oggi non si potrebbe: i concerti finirebbero dritti su youtube e su emule annacquando l'operazione.
Molti negli anni hanno scritto dei testi o degli arrangiamenti. Se c'è una cosa di cui ho sempre sentito parlare poco è di quanto Gilmour e soci fossero all'avanguardia nell'uso del sintetizzatore. Giocavano coi loop, con gli echi o con gli effetti sonori; ti passavano, subdoli, nelle orecchie da destra a sinistra. Crearono delle piccole ma ariose scene cinematografiche: si pensi al sottofondo di un aeroporto, alle brevi interviste rubate in studio e poi aggiunte, all'ambulanza e alle risate distorte da film horror.
Album dalle emozioni contrastanti e dalle sottili sfumature, è la Gioconda della musica, sono le Torri Gemelle in fiamme, è la Guernica, è Pompei ricoperta di lava, è l'uomo che mette piede sulla Luna... Era il suono del nostro futuro ma è diventato il nostro presente, da quarant'anni.


6 commenti:

Angelo Lo Bianco ha detto...

Dopo aver letto l'articolo sono 2 gg che ascolto questo album. Unico!!!

Antonello Vanzelli ha detto...

Album immortale! Non stanca mai...

Anonimo ha detto...

Articolo fantastico!! COMPLIMENTI x l'analisi!!

Antonello Vanzelli ha detto...

Ti ringrazio delle belle parole,mi fanno davvero molto felice!

Miranda ha detto...

Grazie l'articolo è fatto bene....una bella analisi....e se te lo dice una vecchia sessantottina rocchettara ci puoi credere....complimenti :)

Antonello Vanzelli ha detto...

E se me lo dice una giovane sessantottina, sono doppiamente felice! Grazieeee!