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13 novembre 2013
I VIDEO CHE HANNO FATTO LA STORIA
Ero dai nonni, una domenica mattina persa tra tante altre tutte uguali. I primi vagiti dell'estate mostravano colori pastello, vividi come se Dio fosse innamorato e volesse tinteggiare le ombre del mondo. Mi annoiavo, aspettando i miei cugini per correre tutto il giorno dietro ad un Super Santos. Accesi annoiato la televisione, mangiandomi due panzerottini ripieni di marmellata fatti da nonna.
Linea Verde no... Mattina in famiglia? Dio me ne scampi... La Domenica del villaggio? Cugini cari, muovetevi ad arrivare sennò mi faccio una canna di prezzemolo e mentuccia.
Scivolai facile su MTV ed incappai in uno che sembrava molto più sociopatico di me.
Camminava per strada, fregandosene di chi gli si parava davanti ed investendo tutti con menefreghismo poco
british. La veloce parabola dei Verve stava per toccare il suo punto più alto.
IMMAGINI CHE SANGUINANO E CHE PORTANO ALTROVE
26 luglio 2013
FOO FIGHTERS, ROCK E SREGOLATEZZA
Nella noia potentina, il Giovedì universitario era una boccata d'aria fresca, una serata discotecara di tamarraggine varia ed assortita.
Non che la location fosse il Cocoricò - era un ex pub angusto e dal soffitto basso - ma bastava ed avanzava per divertirsi e conoscere nuova gente.
Gli occhi erano tutti per le poche strafighe, le starlettine di provincia. Del resto in facoltà non esisteva via di mezzo: c'erano quelle che a lezione arrivavano col tacco 12 e con la scollatura vista mare - poche, pochissime - e c'erano quelle con maglietta dall'ascella pezzata, molletta in testa e peluria dirompente. Del resto, la migliore gioventù potentina era quasi tutta a studiare altrove.
In quelle serate ricordo una riccia dai seni debordanti ma dalle labbra alla Nina Moric, sembravano due canotti gonfiati male. Si, certo, fu proprio per quello che non successe nulla tra me e lei, come no. La volpe e l'uva.
C'era poi una stangona alta quasi quanto me, magra, dal viso delicato. Era molto bella ma quando parlava sembrava uno scaricatore di porto. Immaginatevi una Monica Bellucci che parla come Sgarbi incazzato. Si, ne parlo male perchè anche lei non me l'ha mai data. L'attenzione, che avete capito?
L'unica che ci provò fu una compaesana con chili di troppo distribuiti malamente. Pensò bene di approcciarmi in un luogo romantico - il cesso della discoteca - fumandomi in faccia, con charme. Tossendo, scappai alla chetichella, ignorandola anche in facoltà.
Mi sparlò di brutto una volta tornata in paese. La volpe, cicciona e romantica, e l'uva.
14 giugno 2013
COLUI CHE BALLO' SUI MINUTI DEL FUTURO
C'è stato un momento in cui mio padre si ruppe le scatole di coltivare grano: non ne valeva la pena.
Decise di piantare ulivi, ma mica due: ne piantò circa tremila, un delirio.
Comprammo degli alberelli che erano fragili come fuscelli e il vento sadicamente si divertiva a torturarli. Lui a quel tempo lavorava ancora e lasciò tutto in mano a me e a dei manovali: li interrammo uno ad uno, fu un lavoraccio. Eppure mi divertii molto, sempre tronfio sul mio trattore Landini. Non avevo lo stereo ma bastava il mio scassatissimo walkman sottomarca.
Lavorammo una decina di giorni e con me avevo sempre due cassette: "Colpo di coda" dei Litfiba - e ne riparleremo - e un greatest hits (made in Vanz) con i migliori pezzi di Michael Jackson.
Con quella musica avrei potuto lavorare mesi e mesi, la fatica scivolava addosso come carezze.
La temperatura era molto alta in quei giorni ma mi bastava pigiare sull'accelleratore e una brezza fresca di odori e musica mi ritemprava.
Mancavano due giorni per finire tutto, quella mattina avevamo appena iniziato a lavorare: un centinaio di alberi e saremmo andati tutti a casa soddisfatti. "Billie Jean" però cominciò a rallentare, la voce di Michael si impastò come se stesse mangiando tabacco sino a diventare gommosa e poi metallica. Stavano morendo le batterie, mi abbandonarono di lì a poco. Quel giorno fu un infinito all'infinito, i minuti erano fossilizzati nell'ambra, che tortura.
I VIDEO CHE HANNO FATTO LA STORIA - THRILLER di MICHAEL JACKSON
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