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1 dicembre 2014

CHE FINE HANNO FATTO?




Il  Crystal ball.
Il Pranzo è servito.
Porco il mondo che c'ho sotto i piedi!
L'Amiga 500, gli Sgorbions e l'Uniposca.
Il Burghy, le Zigulì e le Tabù.
Le musicassette e la coccoina. 
Io il 18 lo rifiuto!
A-Team e Genitori in Blue Jeans.
Il succo di frutta Billy, il Soldino e la Girella Motta, il Twister e il Blob.
A Peo, com'è che lo chiamavano? Lo schiantatope? Ma vattenaffanculo!
Benny Hill.
La Pista Polystil e le Hot Wheels.
La Polaroid sventolata e Ciripiripì Kodak!

Non so se gli Anni '80 siano stati migliori o peggiori, ma hanno lasciato dietro tanta nostalgia. Piccole cose, nulla che non abbiamo anche oggi, ma un tempo quelle piccole cose bastavano sul serio a essere sereni. Ti spruzzavi le mani di Vinavil e tiravi via, mentre guardavi Vito Catozzo o Jerry Calà fare gli idioti dall'altra parte dello schermo. Oggi vedo persone con lo sguardo fisso sul cellulare o sul tablet, tirare dritto senza nemmeno degnare gli altri di uno sguardo, abbruttiti dallo stress e incattiviti dal loro stesso - balordo - stile di vita. Li prenderei uno per uno e gli farei giocare a nascondino, a Indovina Chi?, all'Allegro Chirurgo e al Gioco della Bottiglia, per ritirare fuori il bambino che avevano dentro e che hanno perso da tanto tanto tempo.

                                     ICONE PERDUTE di Antonello Vanzelli

3 settembre 2014

GLI INIZI




"Ciao, sono Antonello, piacere di conoscerti. Disturbo?"
"No no, ciao. Io sono Deby, piacere mio."
"Che fai nella vita? Io lavoro nel ramo qualità dei materiali."
"Io scopo."
Palla di pelo rotolante mentre deglutisci. Conversazione vera, verissima, e Deby è una delle donne incontrate anni fa in chat. Molte non usano troppi giri di parole. Un'altra ancora, alla mia domanda su cosa cercasse in chat, rispose: "Cerco uomini che paghino. Però non sono una puttana, arrotondo". Non mi fermai a chiederle la differenza.
Certo, mai come Sophie, bellissima francesina. "Sto cercando un uomo che mi sc*** mentre fuma una canna, mi eccita da morire. Chiaramente insieme ad un regalino, capisci?". Le dissi che non fumavo e mi mandò a quel paese. Che caratteraccio! E dire che io da ragazzo i pochi soldi che avevo me li guadagnavo andando a raccogliere i pomodori, le melanzane e l'uva...

         COSA FACEVANO PRIMA DEL SUCCESSO di A. Vanzelli e A. Chimenti

10 gennaio 2014

LE MATRICOLE DELLA MUSICA




Ci sono persone che entrano nell'immaginario collettivo: basta poco, e segnano una generazione. Noi nati a cavallo tra i '70 e gli '80 siamo cresciuti con il Drive in, coi cartoni di Cristina D'avena, con il Lemonissimo alla Coca Cola, il Commodore 64 e i telefilm. C'era Mork e Mindy, i Chips, Hazzard e Supercar. E c'erano anche i Ragazzi della 3 C e Willy, Il principe di Bel Air. Durante le vacanze natalizie, ci hanno lasciato Antonio Allocca, il mitico professore di "Sacchi... 3!", e James Avery, lo Zio Phil di Willy.
Quando ci affezioniamo a certi personaggi (piccoli o grandi che siano), restano cristallizzati nei nostri ricordi, senza più un'età. Pensiamo non se ne andranno mai. Poi se ne vanno e ci fanno capire che stiamo crescendo anche noi. E fa male.

                                             COM'ERANO E COME SONO DIVENTATI

20 novembre 2013

IERI ED OGGI




Un'era geologica fa, più o meno ai tempi del college - quanto fa più fico dire college invece di università? - le mie ore libere le passavo al centro informatico. Vendevo di tutto su ebay, leggevo notizie sportive e bazzicavo forum musicali. E' li che conobbi Katia. Avevamo gusti simili e ci scambiamo l'email. Da lì arrivò tutto a cascata...
Ricordo chiaramente quella telefonata lunga quasi due ore, mentre sarei dovuto essere a seguire Mineralogia. Mi chiamò lei e chiacchierammo del più e del meno con piacevolezza raramente provata con una sconosciuta. C'era del feeling, scherzavamo molto, peccato io fossi a Potenza e lei fosse in Inculonia, a Cuneo per la precisione.
Ci scambiammo lunghe lettere romantiche, le mandai una mia foto e, stranamente, non mi trovò repellente, tutt'altro. Peccato che non contraccambiò. Ogni volta trovava una scusa differente, svicolando da attrice consumatissima. Alla fine, ovviamente, la cosa morì da sola in breve tempo. Continuò a cercarmi, ma io ormai ero perso dietro altre gonne.
Rimasi col dubbio su che faccia avesse. Me la immaginavo piccolina, tenera, bel sorriso e con un visetto da sbaciucchiare. Mi ha rintracciato su Facebook pochi anni fa, chiedendomi l'amicizia. Era molto diversa da come me l'ero immaginata, sembrava un rinoceronte. Non brutta, ma certo molto in carne. Io amo la donna formosa, i cassonetti no.

                                               COM'ERANO E COME SONO DIVENTATI

27 settembre 2013

LE TRASFORMAZIONI DEI VECCHI COMPAGNI DI SCUOLA




Le estati adolescenziali correvano lungo serate più vuote di un programma di Marzullo con ospite il padre del primo fidanzatino di Belen. Il paese si svuotava - direzione mare - e tu, senza auto, rimanevi su Via Roma assieme agli amici, ai randagi che copulavano tra loro, alle zitelle inacidite e ai bambini che bestemmiavano peggio di Willie, lo scozzese dei Simpson.
Le mie sgraziate fattezze non aiutavano, ero talmente brutto che le uniche a guardarmi erano le donne dei manifesti funebri.
La sceneggiatura era la solita, chiacchierate sul calcio e sui porno di Telecapri, finendo poi a pizza e birra, con i più originali che si spingevano a dire "No, io da questo paese me ne vado!" ed altri che azzardavano magliette con "Fuck the system!", magliette stirate dalla stessa persona con cui vivono ancora, la loro madre.
Quella sera, quando mi avvicinai al bancone della pizzeria, riconobbi un viso conosciuto ed ebbi un soffio al cuore: Massimiliano, il mio compagno di banco delle scuole medie.
Abitava a Taranto, non ci vedevamo da tre anni e nel frattempo ero cresciuto di trentacinque centimetri (!) in altezza. Picchietto sulla sua spalla e lui si gira, mi squadra con una smorfia dubbiosa e poi sgrana gli occhi prorompendo in un "No, non ci credo!"
Non mi aveva proprio riconosciuto, complice lo smodato allungamento fisico. Fu un momento lucente e curioso.
Dopo due minuti mi chiede di seguirlo e mi porta alla sua Punto nera. Dentro c'è Vincenzo, un altro vecchio compagno di classe. E' identico a come lo ricordavo. Busso al vetro e lui con la mano a cucchiaio mi fa: "Cazzo vuoi?"
Io e Massimiliano scoppiamo a ridere. Nemmeno lui aveva capito chi fossi. Bei momenti, se ci ripenso mi scappa un sorriso carico di lacrime. Sono passati quasi quindici anni e non li ho più visti.

                                 COM'ERANO E COME SONO OGGI