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5 giugno 2015

INTERVISTA A PAOLA DE SIMONE




"Buona parte del giornalismo rock è gente che non sa scrivere, che intervista gente che non sa parlare, per gente che non sa leggere." Così parlò Frank Zappa, e certo ce l'aveva con quelli come me, che mi diletto a scribacchiare di musica. Non vale invece per un'apprezzata giornalista - oggi blogger dell'Huffington Post - e speaker radiofonica di Radio InBlu come Paola De Simone, che stimo ormai da tanto tempo. La conobbi grazie a Rockol, capostipite del giornalismo musicale sul web, grazie a opinioni sempre ben calibrate, mai oltre di una virgola. Intervistandola, mi ha confermato - tra ricordi, sorrisi e stilettate - tutte le buone impressioni che mi ero fatto su di lei.

                   IN EQUILIBRIO TRA NOTE E PAROLE di Antonello Vanzelli

13 gennaio 2015

INTERVISTA A RICCARDO SINIGALLIA




Siamo tutti dischi che aspettano che qualcuno li ascolti e dica: che bella musica sei. Riccardo Sinigallia ha dovuto lottare, ha ingoiato bocconi amari e vissuto momenti difficili, ma ora è qui, è l'artista del momento. Intimo, delicato, arrabbiato, sincero... Il suo "Per Tutti" è stato uno dei dischi dell'anno, forse il migliore in assoluto. Siamo tutti dischi, ma Riccardo Sinigallia è un disco a parte, uno di quelli che ti fanno capire che si, la musica è intangibile, ma come ti tocca lei, nessuno.

                  UN DISCO A PARTE di Antonello Vanzelli e Antonio Chimenti

9 gennaio 2015

I MIGLIORI DISCHI DEL 2014




Mio padre vorrebbe farne falò, ma non ha capito nulla. Le mie vecchie riviste musicali non si toccano. I pochi soldi adolescenziali li spendevo così, oltre che in cd e fumetti (anche perché di donne...). Ed è bello gustarsi le vecchie recensioni, scoprire cosa dicevano di un album poi diventato immortale, o perdersi in interviste illuminanti, a rileggerle oggi. Tutto Musica, Rockstar, Rock Sound, Hard, Rolling Stone... Quanti pomeriggi a far finta di studiare e loro come fedeli amiche. A cavallo di ogni anno, arrivavano puntuali le classifiche con i migliori album. E allora eccoci qui a chiudere il cerchio, condividendo i nostri dischi dell'anno: gustateveli con noi.

                                             MEXICOTEARS AWARDS 2014

6 novembre 2014

SONO INNOCENTE




Vasco Rossi finalmente a Bari! Il cittadino onorario pugliese ha scelto il Medimex, il Salone della Musica alla Fiera del Levante, per presentare la sua ultima fatica, uscita nella giornata di ieri. La sala stampa era gremita, in un clima di trepidante attesa. Proprio le note del nuovo album "Sono Innocente" hanno fatto strada all'arrivo del rock (accompagnato dal fido Guido Elmi), e la sua premessa prima della conferenza stampa è stata: "Fatemi delle domande facili.". Credo che i miei colleghi lo abbiano ascoltato, concentrandosi essenzialmente sull'essenza dell'ultimo album, ma non risparmiando qualche provocazione...

                        VASCO ROSSI - BARI 30.10.2014 di Piero Chimenti

6 giugno 2014

INTERVISTA AI PERTURBAZIONE




Sono cresciuto con Piero Pelù e James Hetfield. Ho guardato da lontano le pazzie di Axl Rose e Ozzy Osbourne. Ho sognato Abbey Road e gli arcobaleni della parte oscura della Luna. Li ho idealizzati, erano le divinità del rock, sempre tre metri più in alto di tutto il resto. Non c'è mai stata immedesimazione, erano irraggingibili.
Poi ci sono gli altri, quella categoria a parte di artisti che ogni giorno, per anni, ha mangiato rosette e gavetta, macinando concerti e chilometri, e seminando buone vibrazioni condite da tanta umiltà. E lì c'è immedesimazione, perchè band come i Perturbazione non sono sull'altare dell'irraggiungibile, ma al tuo fianco, li senti vicini e li vuoi un po' più bene.

                                                   FINALMENTE AL LORO POSTO

19 maggio 2014

GUARDA CHE NON SONO IO





Quel giorno a casa di Antonio, Alessandro prese la sua vecchia raccolta di Francesco De Gregori e, con il sorriso di chi la sa lunga, disse: "Voglio farvi ascoltare una cosa". Partirono le prime note di "La leva calcistica della classe '68" e il mondo passò da un primo piano ad un panorama incantevole, che mi portò altrove.
Anni dopo. Esame di Geologia applicata, quel borioso panzone mi aveva bocciato per la terza volta e io vagavo come uno zombie di Romero. Rocco mi vide abbattuto e mi diede un passaggio a casa. Alla radio partì "Il cuoco di Salò" e bastò a star meglio, con quella tromba in lontananza.
Anni dopo ancora. Mi laureo e in poco tempo mi ritrovo catapultato tra Qatar e Dubai per lavoro. Quel primo weekend lì fu difficilissimo a livello emozionale. Accesi la tv e partì il video di "Cardiologia", con quell'elettrocardiogramma continuo. Fu come se un caro amico fosse venuto lì a tirarmi su, a dirmi "Sei vivo, il tuo cuore batte, goditela e vivitela sino all'ultima stilla".
Non ho mai visto un suo concerto, una delle gravi lacune del mio background musicale, ma quando ho letto che era ospite al Salone del Libro di Torino, ho capito che il cerchio col mio e col suo passato stava per chiudersi. Sono arrivato con un'ora di anticipo, solo per trovare un posto vicino al palco, per vedere i suoi occhi, per assaporarne i gesti, per sfiorare quell'amico che c'è sempre stato.

                          FRANCESCO DE GREGORI - TORINO 10.05.2014

14 maggio 2014

INTERVISTA A GIANLUIGI CABO CAVALLO





Ci sono persone che sono state considerate coraggiose perchè avevano troppa paura per scappare. Ci sono poi uomini che nel coraggio ci sguazzano, prendendo a ceffoni la codardia. Penso a Danilo Sacco, che si è preso insulti e monete addosso quando sostituì il grande Augusto Daolio nei Nomadi: alla fine ha vinto lui.
Penso poi ai rimanenti Queen, che hanno cercato a lungo un nuovo frontman ricevendo una collezione di due di picche. Hanno trovato in Paul Rodgers e Adam Lambert degli onesti mestieranti, ma tanto di cappello al coraggio.
E penso ovviamente a Gianluigi Cabo Cavallo, che ha avuto la forza di prendere l'ingombrante posto di Piero Pelù nei Litfiba dopo la scissione di fine Anni '90. Coraggio, talento e umiltà raramente fanno scopa. Quel "raramente" risponde al nome di Cabo. Sette anni, solo sette, gli sono bastati per scrivere poche ma intense pagine di grande rock italiano e rimanere nel cuore dei fan. Parlare con lui mi ha fatto capire che quell'affetto è meritato, in ogni sua singola nota.

                                              DAI LITFIBA A HEROES

2 maggio 2014

INTERVISTA AI MEGANOIDI





Quando un amore finisce, sono lacrime e notti insonni a guardare la ragnatela nell'angolo del muro. Ne ho avuti di amori da melodramma. Mi hanno spezzato il cuore in serie: prima i Litfiba e i Ritmo Tribale, poi i Timoria e gli Estra, tutte band che mi hanno sedotto e poi abbandonato. Non sapevo più a che santo votarmi, non mi fidavo più. Mi volevano solo per una cosa e sono finito in cattive compagnie pop. Non facevano per me, no. Volevo schiaffi e graffi, volevo una nuova band che mi portasse altrove. E loro erano lì, ad aspettarmi come un'alba sul porto di Genova. I Meganoidi sono una grande band, ci vorrebbero più persone a gridarlo. Dimenticate lo ska degli inizi, a questo indirizzo ha preso casa il rock.

                                            ROCK AL SALOON DELLE ILLUSIONI

6 febbraio 2014

UN SANGUE IMPAZZITO CARICO DI VITA





Quel pomeriggio di dieci anni fa ero in giro per Potenza con Domenico. Erano venute a trovarci - con intenzioni bellicose - tre amiche dall'Abruzzo. Simpatiche, spigliate, ma quando Dio consegnava la bellezza loro erano al ristorante a scofanarsi primi, secondi, contorni e una carrellata di profiteroles. Erano un filo in carne, mettiamola così, eppure passammo ore spensierate.
Tornai a casa a ora tarda, stanco ma sereno. Accesi la tv, facendo zapping sul televideo: "Omar Pedrini è in fin di vita dopo un aneurisma". Fu una mazzata terribile.
Qualcuno non capirà, penserà che esagero, ma i Timoria sono stati il gruppo della mia vita, forse gli unici a togliere la polvere da certi bianchi e neri del mio pianoforte emozionale. E quando ho inaugurato questo blog, è venuto naturale partire da lì, da El Topo Grand Hotel.
Era il 2001 e i suoi capelli si sono fatti grigi ("Non sono vecchio, sono vintage", scherzerà), ma lui è sempre qui, a emozionarsi e a emozionare.

         CHE CI VADO A FARE A LONDRA? OMAR PEDRINI - MILANO 04.02.2014

23 gennaio 2014

INTERVISTA AD ENRICO RUGGERI




Enrico Ruggeri non è uno come gli altri, è un artista libero, ma libero nel senso più intimo della parola, e per questo mi piace. E mi piace perchè sa ammettere di divertirsi più al campetto con gli amici e un pallone che con la musica, proprio come noi che appena vediamo dei ragazzini e due zaini come porte vorremmo correre a giocare con loro.
Ruggeri è un numero 10 come non ce ne sono più. Già, perchè i fantasisti nel calcio sono sempre di meno, messi in panchina per far posto all'ennesimo centrocampista muscolare tutto corsa e zero tecnica. Lui no, vive e mai sopravvive, fregandosene di allenatori, avversari ed età. Continua a insegnare musica col tocco del campione, quello che ti mette la punizione all'incrocio al 92esimo e poi corre a prendersi gli applausi. Il Rouge è cosi, è rimasto lo sfrontato punk dalla montatura bianca e con l'animo da Peter Pan, e riesce a divertirsi ancora. Vorrebbe che la partita non finisse. Per quelli come lui, ne sono certo, l'arbitro la fine non la fischierà mai.

                                        IL NUMERO 10 DELLA MUSICA

15 gennaio 2014

INTERVISTA A DARIO CIFFO




Alcune canzoni ti arrivano per sfinimento, altre - le migliori - per un regalo del caso. Era notte, i miei dormivano della grossa e io cazzeggiavo davanti alla tv, zappingando: vecchio western anche no, commedia americana già vista, televendite e 899 a luci rosse. Avevo già un occhio e mezzo chiusi quando su MTV partì un pezzo dal sound scarno, ma coinvolgente. Nelle nebbie del sonno, mi persi chi fosse la band e passai le notti successive a sorbirmi canzoncine irritanti, pur di scoprire di chi si trattava: "Insieme a te sto bene" dei Lombroso. Un "E chi sono?" sgorgò naturale. Non potevo saperlo, era il loro primo singolo e alla voce c'era Dario Ciffo, violinista degli Afterhours e mente del progetto insieme ad Agostino Nascimbeni. Quella fu la scintilla, vivissima ancora oggi. Personaggio eclettico e di indubbia simpatia, lo abbiamo incontrato.

                        DI AFTERHOURS, LOMBROSO ED ALTRE STORIE

2 dicembre 2013

SOGNI DI MUSICA E PAROLE



 

Italia, popolo di santi, poeti e navigatori. Questo tanto tempo fa. Non sto a dilungarmi sul perchè i santi siano diventati pedofili e i navigatori degli assassini di gente in crociera. I poeti no, ci sono ancora, anche se non li legge più nessuno. Tutti scrivono e nessuno legge, infatti siamo uno dei popoli più ignoranti d'Europa. I veri poeti degli ultimi decenni si sono reinventati, imbracciando una chitarra e mettendo il sale sulle piaghe della nostra società - penso ai De Andrè, ai De Gregori, ai Guccini.
Dietro ad una grande canzone, a volte, ci sono dei grandi parolieri che rendono speciale l'amplesso tra musica e parole, e qui la menzione è per Mogol o per Valerio Negrini, storico autore dei Pooh.
In Italia, tutti vogliono arrivare, tutti sognano la televisione e la top ten di Itunes, ma c'è bisogno di grandi canzoni, e lì arrivano autori come Roberto Casalino, uno che in pochi anni ha firmato alcune delle più importanti canzoni pop della scena tricolore. Il paragone con i nomi succitati è ancora azzardato ma, se manterrà la testa sulle spalle e l'umiltà che traspare da questa chiacchierata, continueremo a sentirne parlare per tanto tanto tempo.

                                                 INTERVISTA A ROBERTO CASALINO

6 novembre 2013

INTERVISTA A GIANFRANCO MANFREDI




I fumetti sono sempre stati una mia grande passione. Ho dovuto battagliare contro i miei genitori - "Ma quando cresci? Basta con quei giornalini!" - e contro i pregiudizi di amici e donne, ma me ne sono sempre fregato.
Era l'estate del 1997 quando caddi nella rete di Magico Vento, fumetto che mischiava con sapienza i colori del western con l'horror, il giallo ed elementi storici. Ero così "fatto" che passai giorni a cercare di disegnare - malamente - le copertine di "Fort Ghost" e "Artigli", i primi due numeri. Poi lo rilessi, e rilessi ancora, e quelle vibrazioni continuarono sino alla fine della serie, senza soluzione di continuità.
Mi affezionai al suo creatore, Gianfranco Manfredi, di cui avevo già letto altro. Non pensavo fosse stato, tra le altre cose, un cantautore di ottima levatura e sfaccettato scrittore, quello l'ho scoperto col tempo, stimandolo ancora di più.
Si dice che non bisognerebbe mai conoscere uno dei propri idoli. Gianfranco Manfredi è una meravigliosa eccezione, una delle persone più interessanti e godibili che abbia mai incontrato.

                               LA MERAVIGLIOSA ECCEZIONE

21 ottobre 2013

LA VOCE DELLA BUONA MUSICA




Non ricordo la prima volta che ho ascoltato Radio Deejay. Non appartengo ai nostalgici del Deejay Time, mitico programma di Albertino che spopolò tra la fine degli eighties e i '90. Mi sono avvicinato piano all'emittente di via Massena 2. La musica? Macchè, mai granchè sopportata, a dirla tutta. Sono stato ammaliato, ai tempi dell'università, dalle chiacchierate di Linus e Nicola Savino e dalle gag demenziali di Ciao Belli. Ho scoperto dopo qual era il programma più godibile a livello musicale, uno dei migliori in circolazione. Sto parlando di Tropical Pizza, ad opera di Nikki e Dj Aladin. Rock, metal, pop, hip hop, interviste, live, curiose incursioni nel paranormale, cinema e via così: cosa volete di più dalla vita? Un lucano?

           INTERVISTA A FABRIZIO LAVORO IN ARTE NIKKI - RADIO DEEJAY

12 ottobre 2013

I COWBOY NON MOLLANO MAI




C'è stato un momento in cui la carriera di Max Pezzali è arrivata ad un bivio. Sarebbe potuto andare ovunque - nord, sud, ovest, est - eppure a quel bivio ha indugiato troppo. Un paio di album non completamente a fuoco, alcuni singoli sbagliati (evento rarissimo nella sua carriera...) e persino una apparizione poco proficua a Sanremo, nonostante un pezzo dignitosissimo.
Il grande pugile, però, tira fuori sempre il suo destro migliore al round giusto. E cosi Max, pochi mesi fa, ha piazzato un gancio devastante, mettendo al tappeto i suoi affezionati detrattori e riprendendosi lo scettro. Si, perchè "L'universo tranne noi" ha spopolato, diventando uno dei tormentoni dell'estate e riportando le lancette del tempo a venti anni fa, agli "anni d'oro del grande Real" e dei mitici 883.
Alla presentazione del suo nuovo libro, "I cowboy non mollano mai", mi sono ritrovato circondato dall'umanità più disparata, dimostrazione lampante di quanto le sue canzoni siano transgenerazionali. C'era il quindicenne brufoloso che conosce due-tre canzoni recenti perchè le ha sentite alla radio o su youtube, vicino alla ventenne tutta in tiro, in abiti firmati e trucco vistoso. Di fianco a me: da un lato, una matura cinquantenne con la figlia liceale che stringeva tra le mani un vecchio greatest hits; a sinistra una giovane coppia con bimbo di pochi anni, "che porco Giuda potrei essere io qualche anno fa".
Nel bailamme, ragazzini vestiti da rapper, fidanzatini che limonavano beati e anche un sosia di Max: cappellino americano, occhi chiari e persino la stessa dentatura sgangherata di inizio carriera. Non ha lasciato proprio nulla al caso.

       STESSA STORIA, STESSO POSTO, STESSO MAX - MILANO 09.10.2013

1 ottobre 2013

VECCHI AMICI DA RIABBRACCIARE





Sabato sono successe due cose, luccichii da ricordare. Ho incontrato Rocco, un vecchio carissimo amico. Erano quasi otto anni che non ci vedevamo, un'eternità. Eravamo insieme all'università, condividendo i libri, i film, e soprattutto la musica. Partivamo con la sua Punto e un cd nello stereo bastava a farci stare bene. La vita e il lavoro ci hanno allontanato ma quando l'ho visto è come se il tempo ci avesse fatto un regalo, riportandoci alla magia di quei giorni senza lacrime.
Qual è la seconda cosa bella? Sono tornato a casa e ho ricevuto il messaggio di Alessio Ventura, il frontman dei Dhamm, e in un attimo un nuovo balzo all'indietro sulla Delorean dei ricordi, a quando conquistava Sanremo e le platee d'Italia. Parlare con lui è stato come ritrovare un altro amico, uno di quelli che non vedi l'ora di riabbracciare.



    INTERVISTA AD ALESSIO VENTURA - DHAMM di A. Vanzelli - A. Chimenti

23 settembre 2013

ANCHE IO MI BUGO



I pomeriggi in università erano spesso banali ricami di tempo da perdere. Fuori dalle lezioni si partiva cercando di studiare e si finiva a parlare di musica, a giocare a tressette o a rincorrere i sorrisi della più carina, di solito la più dannatamente snob.
Mi annoiavo, seduto a guardare appunti senza nemmeno provare a leggerli quando mi passò davanti Donato, un caro amico, con gli auricolari e lo sguardo assorto. Canticchiava "Io mi rompo i coglioni, io mi rompo i coglioni..."
Conoscendolo, non pensai stesse male, lo sapevo già, per quello andavamo tanto d'accordo. La curiosità iniziò a corrodermi quando continuò a canticchiarla con gusto.
"Donà, cosa minc... Ehm, posso gentilmente chiederti quali siffatte arie musicali stai ascoltando?"
"Oh, ma è Bugo! Non l'hai mai sentito? Troppo forte!"
Sulle prime lasciai perdere. Poi iniziai ad ascoltarlo e mi accorsi che aveva ragione lui. I buoni e i folli, come Donato e Bugo, ti regalano "nuovi rimedi per la miopia" musicale e bisognerebbe sempre ascoltarli. 

                                                                       INTERVISTA A BUGO

11 settembre 2013

LA STORIA DEL ROCK IN UNA CHITARRA E IN UN SORRISO



Massimo era un mio conoscente, uno di quelli con cui si usciva tutti insieme la sera, pizza, patatine e tante chiacchiere alla Luna. Non l'ho mai considerato amico, non c'era confidenza - e forse nemmeno stima - ma era più grande e chiaramente mi calcolava poco.
Feci un passo verso di lui prestandogli la doppia cassetta di "Viva Litfiba", mi sembrava appassionato di buona musica come me ma, come nelle più banali sceneggiature, quelle due audiocassette non tornarono mai indietro. E da quel momento, per me, Massimo cessò di esistere. Tutto bisogna toccarmi ma non i dischi, in particolar modo se riguardano uno dei miei gruppi preferiti in assoluto.
Ho dei flash viscerali se penso ai Litfiba. Le feste di 18anni con su "Mondi sommersi". O "Colpo di coda" ascoltato durante una gita scolastica, circondato da compagni di classe con cui non avevo nulla da spartire. Il loro rock era l'unico respiro in quegli anni grigi di scuola.
Come dimenticare quelle mattine d'estate con "Spirito" e "Desaparecido" a girare nel walkman, quando la spiaggia si animava di vita e di musica tamarra. Bastava la chitarra di Ghigo per stare bene, bastava pensare al suo sorriso caldo, quello di un vecchio amico che non ti fotterebbe mai i dischi.

                            INTERVISTA A GHIGO RENZULLI - LITFIBA

8 luglio 2013

ANDREA MIRO', ELEGANZA E CLASSE IN MUSICA




Un sabato di pochi anni fa, fiordi norvegesi. C'ero capitato per lavoro, sarebbero dovuti essere due mesi e finii per passarcene sei. Ero da solo ma volarono. La gente lì è molto tranquilla, vive di cose semplici, fregandosene di dannarsi sul lavoro: zero stress e tanti sorrisi.
Avevo una meravigliosa casa di legno nel bosco; gli infissi erano napoleonici - nel senso che era ancora vivo lui quando li avevano montati - ma una stufa a legna riempiva quel posto di un calore tutto suo, avvolgente.
La stagione fredda volgeva al termine e la tanta neve caduta durante l'inverno cominciava a scoprire angoli di verde e di rinascita. Quella mattina ero piuttosto rintronato quando scesi in cucina per fare colazione.
Qualcosa colpì il mio sguardo fuori dalla finestra. Strabuzzai gli occhi e si, c'erano tre cerbiatti che brucavano l'erba. A pochi metri dalla mia finestra. Una di quelle scene per cui ringrazi di essere lì in quel momento, e che ti regalano un soffio di pace e serenità.
La stessa pace e serenità che emana Andrea Mirò quando parla e sorride. Ha un'eleganza delicata, fuori dal tempo, e una gentilezza d'animo che ti fa pensare non alla gente norvegese, non al calore di quella casa o ai cerbiatti che brucano: fa pensare subito a quegli angolini di verde che spuntano dalla neve, quelli che ti riempiono gli occhi col profumo della nuova primavera.

                                                                        L'INTERVISTA

22 maggio 2013

UN'AURORA PIENA DI BRIVIDI





Ho passato due inverni in Germania. Infiniti. Freddo, neve, la vecchia Polo che mi abbandonava ogni due per tre, per colpa della batteria. E così ti ritrovavi alle 8 di mattina con le estremità assiderate a cercare qualcuno con i cavetti per rianimarla. E nei paesetti teutonici dell'ex Germania dell'Est dove a scuola avevano studiato il russo, veniva lievemente difficile farsi comprendere. Più volte mi capitò al lavoro di dover fare dei disegnini agli operai per farmi capire. Non parliamo del dover spiegare al McDonalds che nel panozzo non ci volevo la maionese o il formaggio, tempo sprecato.
Vi sto annoiando, qualcuno avrà saltato a piè pari queste inutili parole. Volevo solo dire che in quei mesi, in auto giravano solo i cd dei Nomadi e la voce calda come un abbraccio di Danilo Sacco.
C'era lui a sostenermi quando la mattina bastemmiavo aprendo il cofano.
C'era lui quando per poco non investivo tre cerbiatti che mi attraversarono la strada mentre andavo a 100all'ora su una statale, Dio solo sa come feci a schivarli. Probabile furono loro a schivare me... Due mi passarono davanti, uno da dietro, incredibile.
E c'era lui quando riattraversavo le Alpi e tornavo a casa. "Ti lascio una parola (Goodbye)" e tante altre.
In Germania ero da solo, nessun collega italiano, nessun amico. C'erano i Nomadi, c'era Danilo, come vecchi amici, e tanto bastava. Capite da soli che intervistarlo mi solletica l'animo di gioia, come un giardino di sensazioni che sboccia davanti ai tuoi occhi.

   INTERVISTA A DANILO SACCO di A. Vanzelli - A. Chimenti