6 febbraio 2014

UN SANGUE IMPAZZITO CARICO DI VITA





Quel pomeriggio di dieci anni fa ero in giro per Potenza con Domenico. Erano venute a trovarci - con intenzioni bellicose - tre amiche dall'Abruzzo. Simpatiche, spigliate, ma quando Dio consegnava la bellezza loro erano al ristorante a scofanarsi primi, secondi, contorni e una carrellata di profiteroles. Erano un filo in carne, mettiamola così, eppure passammo ore spensierate.
Tornai a casa a ora tarda, stanco ma sereno. Accesi la tv, facendo zapping sul televideo: "Omar Pedrini è in fin di vita dopo un aneurisma". Fu una mazzata terribile.
Qualcuno non capirà, penserà che esagero, ma i Timoria sono stati il gruppo della mia vita, forse gli unici a togliere la polvere da certi bianchi e neri del mio pianoforte emozionale. E quando ho inaugurato questo blog, è venuto naturale partire da lì, da El Topo Grand Hotel.
Era il 2001 e i suoi capelli si sono fatti grigi ("Non sono vecchio, sono vintage", scherzerà), ma lui è sempre qui, a emozionarsi e a emozionare.

         CHE CI VADO A FARE A LONDRA? OMAR PEDRINI - MILANO 04.02.2014

Arrivo con un'ora e mezza di anticipo, tanta è la voglia di godermi un momento atteso troppo a lungo. La Feltrinelli è ancora sonnecchiante e le addette devono faticare non poco a convincere un vecchietto alticcio che deve alzarsi per l'allestimento della sala.
Pian piano la libreria si affolla e Omar Pedrini arriva con un sorriso aperto e due occhi che sanno di cose buone. Si ferma a salutare tutti i vecchi amici, regala abbracci, e capisci che chi diceva che non bisognerebbe mai incontrare i propri idoli, diceva una gran cazzata.
Omar Pedrini e Andrea Mirò

"Che ci vado a fare a Londra? è un bel lavoro, e non lo dico per piaggeria. Oltre a essere un bell'oggetto, con un packaging molto curato e delle belle foto, è un bel disco di musica. E non è un disco fighetto, è un disco che somiglia a Omar."

E' cosi che, dopo un breve soundcheck, si rompe il ghiaccio: le parole sono quelle di Gianni Sibilla, giornalista musicale ed eminente voce di Rockol. Pedrini spiega che ci sono voluti otto anni di attesa perchè ha voluto calibrare ogni dettaglio, crescendolo con l'amore con cui un contadino cura la sua terra.
Nel frattempo si è dedicato ad altri progetti (tv, teatro e cinema), ma alla lunga questo ha creato qualche malinteso: "Mi chiedevano 'Ma scrivi ancora? Canti ancora?' ed era come una pugnalata perchè tutti mi vedevano in quella maniera là, mentre io mi sentivo in primis un musicista, un cantautore e un autore di canzoni."
Sibilla definisce questo disco il primo della sua seconda carriera e lui è concorde, spiegando che "Pane burro e medicine" (quello del fortunato - ma discusso - singolo "Shock") ha ricevuto troppe critiche dai vecchi fan, ingiustificate e immeritate perchè in molti non hanno considerato la genesi di quell'album, "nato tra il letto d'ospedale e il giardino di mia madre dove ho ricominciato a camminare, a parlare e a muovere le braccia, dato che era stata un'operazione tosta la mia. Cercai di raccontare la mia esperienza in un modo molto autoironico, già il titolo 'Pane burro e medicine' lo faceva capire... Non potevo farlo con la band, lo registrai in casa con un computer. Era il mio modo di dire 'Ragazzi, ci sono ancora!".
Omar ammette di esser rimasto ferito da questo, perchè in quel momento lui non poteva e non riusciva ad essere come gli altri lo volevano. In effetti in molti hanno storto la bocca su quelle sonorità che rinnegavano il rock per muoversi verso un elettropop, ma alla luce di questa spiegazione la visione d'insieme cambia chiaramente prospettiva.

Con Dargen D'amico e Ron
Nessuna concessione all'apparenza, l'artista bresciano è vestito in modo sobrio - un maglioncino grigio e un jeans - e l'atmosfera vibra di cose semplici, di sagre di paese e festa tra amici, quelli chiamati a raccolta per festeggiare il nuovo disco. La prima a duettare con lui è Andrea Mirò: "Grande donna e ospite mancato del disco", dice. I due suonano una splendida versione di "Nina (Meno male che ci sei) ed è un ottimo sentire.

"E' un crimine se queste canzoni non uscissero!", queste le parole che hanno riacceso la scintilla del rock negli occhi di Pedrini quando ormai stava perdendo le speranze. A dirgliele non è stato l'ultimo dei fessi ma Ron, che di grandi canzoni se ne intende, e questo mentre le case discografiche gli sbattevano le porte in faccia. Conosciutisi durante il contenitore Rai "Pop - Viaggio dentro una canzone", tra i due è scattato un feeling immediato, concretizzatosi anche nella meravigliosa "Gaia e la balena", uno dei pezzi migliori del disco. Sentirla unplugged a tre voci, con Ron appunto e con Dargen D'amico (nascosto dietro ai suoi immancabili bodyglasses), ha riscaldato non poco.
Vorrei spendere due parole su Ron. A pelle sembra una di quelle persone che non farebbero male ad una mosca. Sta finendo di registrare le tracce per Sanremo eppure ha trovato il tempo per venire a trovare Omar e regalarci i suoi sorrisi. Tanto di cappello.

Sono canzoni mai suonate insieme e ogni tanto affiora qualche sbavatura, ma Pedrini non è mai stato un virtuoso dello strumento, e non ha mai avuto la voce più bella: lui è pancia, è testi che ti accarezzano dandoti un calcio dove non batte il sole, è Pablo e la piccola Emma Daria che vedono il loro papà da sotto il palco e sorridono con lui, è il cuore, ballerino ma sempre un cuore, generoso e limpido, quello che manca a tanta della musica italiana di oggi.
Con i MCR, Andrea Mirò e Nicolai Lilin
Altra grande presenza è Nicolai Lilin, l'ottima firma de "L'educazione siberiana" (romanzo portato al cinema da Gabriele Salvatores), oltre che signor tatuatore. Il padrone di casa lo presenta con "Uomo dalle parole abrasive, graffianti come i tatuaggi che fa", e lui, emozionato, declama le parole di una poesia di Lawrence Ferlinghetti, poeta della beat generation e ospite illustre di "Che ci vado a fare a Londra?".
E' un disco che somiglia a Omar, dicevamo prima. Gli somiglia principalmente nella sua normalità, perchè carico di storie semplici, di gente che lavora, di contadini felici delle proprie piccole cose, di donne da ricordare e di alberi da salvare. E' cosi che è nata "Nonna Quercia", che pur sembrando un personaggio disneyano, è un albero secolare minacciato dal progresso e dalla cementificazione. Omar e i Modena City Ramblers (ospiti della serata) stanno da tempo portando avanti la loro battaglia per fermare l'ennesima strada inutile che cancellerebbe un'oasi di natura sul Po, tra Cremona e Mantova. Sono arrivati al TAR, speriamo che per una volta vincano i sognatori.

"C'era qualche problemino economico e, ahimè, ho dovuto vendere il mio amato pianoforte per finire questo disco l'ultima settimana di mix. Insomma, una figlia in arrivo, ho già un figlio, qualche preoccupazione c'era. E mi arriva questa telefonata: 'Omar, ti vogliono dopodomani a Londra perchè il management di Noel Gallagher ha apprezzato molto le tue canzoni e vogliono parlarti.' E io ero titubante: ma che ci vado a fare a Londra alla mia età?"
E cosi, un cd lasciato per caso durante un concerto di Noel a Firenze ha aperto il libro sull'avventura londinese dello Zio Rock, dove hanno prodotto tre delle canzoni dell'album. Lì ha incontrato i Folks, che pensavano di annoiarsi - "Ci hanno detto che dovevamo incontrare l'Elvis Costello italiano" (?) - e invece - vista la passione comune per la beat generation - hanno trovato in lui un amico.
La serata scivola via, tra melodie beat e brit, Piero Ciampi e gli Who, e quando dalla regia fanno segno che il tempo a disposizione è terminato, il nostro chiude con un: "Mi rendo conto di essere stato figo, quindi è meglio finirla qui", e la sala si riempie di risate e applausi.

Ho seguito altre presentazioni in Feltrinelli e tutti gli artisti sono sempre rimasti sul palchetto a firmare autografi, "sorriso di circostanza, foto e poi tanti saluti". Lui invece ha mollato la chitarra ed è sceso in mezzo alla gente, a scherzare, a prendersi i demo dei suoi fan e a salutare i suoi studenti della Cattolica. Altra pasta.
Sono passati decenni da quando, poco più che ragazzini,  cantavamo con gli amici le canzoni dei Timoria e urlavamo "Freedom" in auto all'alba, prima di andare a dormire. Tredici anni sono volati via da quel concerto a Castellana Grotte con un "Sole spento" che illuminava la piazza gremita di gente. Era il 2004 quando tornai a casa quella sera e mi accorsi che stava morendo: il guerriero è stato più forte.
Questo disco è un atto di resistenza, è un battito di vita di un grande artista a cui ho potuto finalmente stringere la mano. A volte basta poco per essere felici, basta incontrare per la prima volta un amico.

5 commenti:

Luca Pelloni ha detto...

Condivido in pieno, sono le stesse emozioni che ho provato, martedì scorso a Genova. Sono del '76 e gli anni delle scuole superiori li ho passati ad ascoltare Timoria, Ritmo Tribale, Negrita , Modena City Ramblers, Rats, etc.. erano gli anni in cui il Roxy Bar ci permetteva di conoscere meglio il panorama del Rock Italiano. Erano gli anni dei concerti a Genova Rivarolo, all'Albatros, in motorino in due,

Martedì ero in centro a Genova per lavoro, e ho pensato che fosse giusto essere presente.... era un atto dovuto, un atto di riconoscenza. Disco più Rock meno Rock a me non frega molto, sono i testi.... che rimangono veri.

Grande Omar

Antonello Vanzelli ha detto...

Ciao Luca, piacere di conoscerti. Io sono del '79 ma hai citato tutte band imprescindibili e che continuo ad amare tutt'ora (infatti ho dedicato un pezzo anche al ritorno dei Rats).
Magari ci incontreremo ad un live di Omar, mi farebbe grande piacere :-)

nico graniglia ha detto...

Porca zozza. ..io sono a Genova e non sapevo che ci fosse questo evento.... triste molto triste io.
Cugino ti abbraccio e ti stimo troppo per il tuo modo di far scorrere la penna sulle pagine del tuo Blog!!!
Sei un grande!!!

Antonello Vanzelli ha detto...

Troppo buono Nicolino mio. Hai ragione, dovevo avvisarti, magari riuscivi ad incontrarlo, è stata un'emozione incredibile. Un abbraccio forte forte, speriamo di vederci presto!

ninive ha detto...

ci saremo.... Denis&Ninive <3<3<3<3