25 ottobre 2013

LA CADUTA DEL MITO




"Rimango sempre stupito quando vengono ragazze di 20anni a dirmi che vanno pazze per canzoni che ho scritto 25anni fa. Penso che siano istantanee di fasi che tutti attraversano, prima o poi. C'è il periodo in cui sei ribelle e urli "Siamo solo noi", quello in cui vuoi una "Vita spericolata", quello di "C'è chi dice no", dove prendi coscienza del mondo. Sono le fasi che ho attraversato io, con tutti i miei difetti. E' un talento che ho coltivato: ho fatto solo questo, nella vita. Per le canzoni, ho sacrificato tutto. Non ho mai pensato a nient'altro, compresa la mia pelle. L'avrei immolata, non gettata via. Alla fine sono uscite cose che hanno meravigliato anche me. Io la chiamo fortuna." Vasco Rossi - TV Sorrisi e Canzoni.

VASCO ROSSI Pt. 2 di Piero Chimenti

"Liberi Liberi" esce nel 1989 - il primo per la EMI - e propone per lo più ballate. Gli esperimenti diminuiscono, aumentano i fan. Nonostante testi a volte acerbi (per ammissione dello stesso Vasco), è un disco che si fa ascoltare.
"Finchè eravamo giovani era tutta un'altra storia, chissà perchè..."
C'è anche spazio per un omaggio ad un amico che è costretto a lasciare la Combriccola dopo tanti anni, a causa di una donna: è "Vivere senza te".

"Gli Spari Sopra" esce nel 1993: è tra gli album migliori e maggiormente apprezzati anche dalla critica. Strizza l'occhio ai Deep Purple, omaggiandoli con l'arpeggio de "Lo show" che ricorda "Child in time", e trasforma "Celebrate" degli An Emotional Fish (gruppo fino ad allora sconosciuto a molti) facendola diventare un pezzo contro la guerra, pezzo che intitola il cd. E' un album innovativo, anche per il numero di canzoni presenti, ben quattordici, un piccolo record mai più eguagliato per un disco di inediti.
Pregno di musicalità ed emozioni, si alternano brani scanzonati contro il mondo dell'apparire in tv - "Non appari mai", "Delusa" - ad altri malinconici, e che, nonostante tutto, sono un inno alla vita ("...Stupendo" e "Vivere"): L'insieme è di alta qualità e ben amalgamato ("Vuoi star ferma", "L'uomo che hai di fronte", "Occhi blu") e si conclude con un lento a ritmo di valzer, "Il Valzer di gomma". E' una canzone da molti sottovalutata/snobbata, in cui Vasco spara dei flash a cui non si riesce a dare un'interpretazione unitaria. Molti sostengono si tratti di una fuga dalla cattiveria e dalla falsità di cui è pregno il mondo; la mia personale interpretazione - e probabilmente anche quella dell'autore - va in direzione opposta. Penso che Vasco parli di un tema mai trattato prima, e risvegliato nelle nostre coscienze da Simone Cristicchi nel Sanremo 2007: quello dei malati psichiatrici, di menti scivolate oltre il confine, di manicomi... La gomma citata nel brano è il rivestimento delle loro stanze, per impedirgli di farsi del male.
"Batto più forte la testa nel muro, battere fa rimbalzare,
mentre la gomma non fa il minimo rumore, la senti solo affondare!"

Il 1996 è all'insegna di "Nessun pericolo per te". Primo album registrato in America, vanta collaborazioni importanti - Vinnie Colaiuta, Randy Jackson, Mike Landau e Andrea Braido - che regalano un respiro internazionale alle sonorità: altro grande lavoro, che bissa per qualità il precedente. Dalla tracklist cito "Gli angeli", un sussurro dedicato all'amico Maurizio Lolli, morto per un male incurabile, e in cui spicca lo strepitoso assolo di Mike Landau. E come dimenticare "Sally", donna violentata dalla vita e costretta a fare i conti con la disillusione e la solitudine, ma che comunque tira fuori le unghie e va avanti con grinta e coraggio.
Singolo di lancio è "Mi si escludeva", brano che si scaglia - ancora una volta - contro l'emarginazione.
Vasco, ormai divenuto specialista dei gran rifiuti, rispetta la sua fama di bastian contrario e dà buca al "Pavarotti and Friends": avrebbe dovuto cantare "Sally" con Elton John al pianoforte.

Nel 1998, il nostro vince il Premio Tenco, grazie a "Canzoni per me", con cui torna alle origini, all'acustica.  E' una delle prime scelte controverse della sua carriera perchè le sonorità segnano una chiara inversione di tendenza, i brani sono più intimi e poco si addicono alla veste live. Il primo singolo è "Io no", sfogo nei confronti della femminista Paola Panzacchi, che in giovane età l'ha distrutto psicologicamente. A seguire nelle radio arriva "L'una per te", che, più che una dichiarazione, è un urlo d'amore nei confronti della sua amata.
Curiosa la scelta del carillon in "La favola antica", in cui la protagonista è la Signora Vestita di Viola - la morte - che strappa ad una bimba la sua mamma. Crollata per la stanchezza dopo aver pianto ininterrottamente per giorni, la piccola si risveglia vedendo la mamma riposare sotto un albero. La morte - forse commossa da tanto dolore provato dalla bambina - la rincuora, dicendole di non avere più paura: la mamma non l'avrebbe più abbandonata, nonostante il sonno eterno.
L'album si congeda con "Rewind" che, anche grazie al testo piccante, diventerà un tormentone commerciale.

Bisogna aspettare tre anni per "Stupido Hotel" ma, nonostante l'attesa, la qualità delle canzoni è in declino. L'ascolto risulta irritante, come la sua decisione di rimpiazzare le chitarre con l'elettronica. A fare eccezione è "Siamo soli" (il cui video è stato interamente girato nella metro di Milano), in cui è ben riconoscibile lo stile vaschiano. In "Io ti accontento", invece, viene infranto un tabù: Rossi, che fino ad allora non aveva mai condiviso una canzone in sala d'incisione, duetta con Black Diamond e Monkya "Mo" Johnigan, introducendo una spruzzata di hip hop.
"Perchè non piangi per me" va invece ricordata per essere il risultato di un demo realizzato da Massimo Riva prima di lasciarci.

Nel 2004, con "Buoni e cattivi", Vasco va alla conquista degli States: è infatti la prima volta che un suo album viene venduto oltreoceano. Peccato che siano in parecchi ad essere delusi dal risultato: il rocker, invece di rilanciarsi a livello di sonorità, continua su una piega discendente. Alcuni testi risentono della forte ispirazione filosofica che in quel periodo lo aveva affascinato, grazie alle letture di Kierkegaard e Nietzsche. L'influenza è palese soprattutto in un paio di canzoni. In "Hai mai" si pone delle domande sull'interiorità della persona:
"Hai mai guardato a quello che sei?
Hai mai guardato a quello che fai?"
In "Non basta niente", invece, c'è una ricerca di un essere superiore, dopo la fine di una relazione: non la possiamo definire la nuova "Portatemi Dio", ma poco ci manca:
"Ogni tanto guardo intorno a me, a quello che c'è.
Se poi davvero è proprio tutto così! Se è tutto qui!
Ho bisogno di credere che c'è qualcosa più grande di me,
anche se non capisco però neanchè cos'è!"
A tirare su l'album, al solito, ci pensano le ballate: "E...", "Un senso" ed "Anymore", canzone acustica accompagnata da un video "soft", in bianco e nero, con Vasco con la chitarra.
Da lì a poco arriverà, penso, il momento migliore della sua lunga carriera. La IULM di Milano, nella persona del Rettore Giovanni Puglisi, gli conferisce la Laurea Honoris Causa in Scienze della Comunicazione:
"E' stato protagonista di una vera rivoluzione musicale, che ha anche significativi connotati sociali e relazionali, introducendo uno stile espressivo, unico ed insuperato, con temi del privato che fanno parte del tessuto sociale ed arrivano direttamente a colpire la sensibilità dei giovani."
Discorso che non fa una grinza, riconoscimento meritatissimo.

Il 2008 scocca l'ora de "Il Mondo che vorrei", pieno di melodie riffate, in cui spicca la collaborazione con Slash in "Gioca con me". Rossi si presenta pessimista, con due canti nostalgici e riflessivi: la title track e "E adesso tocca a me". La prima è l'amara rassegnazione della quotidianità della vita, in cui non sempre si può ottenere quello che si vuole. La seconda è un parallelismo amaro tra la spontaneità dell'adolescenza e l'amarezza di fare i conti con la realtà della vita:
"E adesso che sono arrivato fin qui grazie ai miei sogni,
che cosa me ne faccio della realtà..."
Per quei pochi che ancora non lo avessero ascoltato, vorrei rassicurarli: non è un album di Marco Masini, o, peggio, di Mauro Pelosi (per chi lo conosce, ha capito cosa intendo...). State tranquilli, nel lavoro trovano spazio un'ironica canzone d'amore, che pecca per un banale ritornello ("Colpa del whisky"), e di un paio di pezzi ritmati da schitarrate e batterie incessanti ("Qui si fa la storia" e "Non sopporto"). La cosa che lascia interdetti è la presenza in chiusura di "Basta poco" - pubblicata nel 2007 come singolo insieme a "La compagnia" - che sembra un corpo estraneo.

Siamo al presente. L'ultima fatica è di giusto un paio di anni fa, "Vivere o niente", cd senza infamia e senza lode lanciato da "Eh già", un allegro motivetto accompagnato da uno scarno video, realizzato su un semplice sfondo verde e impreziosito da gesti d'affetto di Vasco ai suoi detrattori (vedi alla voce "dito medio").
Il rocker torna intimista, urlando il suo dolore e le ferite che la vita gli ha regalato. Spicca "Manifesto futurista della nuova umanità", dal sound diverso dal solito, in cui si attacca il vivere frenetico di ogni giorno:
"Mi sveglio spesso sai pieno di pensieri.
Non sono più sereno, più sereno com'ero ieri.
La vita semplice che mi garantivi
adesso è mia, però è lastricata di problemi."
"Stammi vicino", infine, è lo stereotipo classico della canzone d'amore, ed è accompagnata dalle note di Stef Burns, che Vasco decide di omaggiare, rendendolo protagonista del videoclip assieme alla moglie Maddalena Corvaglia.

Il rapporto live tra i fan e il cantaurocker zocchese è sempre stato puro, intenso, quasi viscerale, un patto di sangue. I concerti sono happening, delle messe in cui il Dio del rock viene idolatrato, recitando le sue canzoni all'unisono, preghiere per ogni suo ammiratore. E' infatti nelle esibizioni live che Vasco riesce a dare il meglio di sè. La consacrazione avvenne nel 1990 con "Fronte del palco", che sarà la sua consacrazione definitiva. Con le due date di esordio al San Siro di Milano, infatti, e al Flaminio di Roma, chiamò a raccolta oltre 130mila persone, un numero impressionante. In quegli anni, un simile traguardo non venne raggiunto neppure da Madonna.
E' stato nel giugno del 1999 che ho avuto la fortuna di poter assistere ad un suo concerto. Ero a Roma, estasiato già di mio da quel luogo magico e carico di tangibile passato. Nello stadio Olimpico, poi, si respirava un'aria elettrica, pregna di sensazioni vivide, potevo quasi toccarle.
Migliaia di persone erano lì già dal pomeriggio, nonostante il gran caldo, a invocare un nome solo.
Quando si spensero le luci, la tensione divenne ancor più vibrante e il cuore arrivò in gola. Tutti eravamo coscienti che quello a cui stavamo per assistere non era un semplice concerto ma IL CONCERTO!
Poi le prime note, non stavo più nella pelle, non volevo crederci che quanto stessi vivendo fosse reale... Fin quando non comparve il "padrone" del palco, cantando "Lo show", e noi insieme a lui.
Dopo circa due ore di concerto, interrotto solo da una meritata sosta, è arrivata la canzone che vorresti non giungesse mai, "Albachiara", che sancisce da tempo immemore la fine di ogni suo concerto.
A coloro i quali non hanno ancora avuto modo, non posso che consigliare di vederlo dal vivo: è un'esperienza unica, in cui il pubblico diventa un'unica nuvola di gioia, di emozione, di brividi che restano a distanza di anni.

Bisogna però anche essere onesti e ammettere che il Blasco di oggi sembra un vecchio leone stanco che, dopo la malattia (che sembra per fortuna superata), cerca in ogni modo di far parlare di sè. Dopo la diatriba durata anni con Ligabue, rivolge le sue attenzioni (o critiche gratuite, fate voi...) a molti suoi colleghi: da Baglioni ("I suoi testi non raggiungono neanche il livello dei peggiori discorsi sul più e sul meno, infarciti dei soliti luoghi comuni, come quelli che si fanno quando si sta in fila alle Poste, o che fanno tra loro le signore dal parrucchiere durante una messa in piega.") a Piero Pelù ("Lo osservi un attimo. E pensi che ancora non hai capito se canta per scherzo e fa del rock per caso, o se in fondo si diverte soltanto... per sesso! Certo non hai ancora capito un suo testo. Tutti quegli ululati poco funzionali e tutte quelle gratuite distorsioni vocali continue, che sottomettono il significato delle parole al solo fine dello spettacolo e della recitazione, sono tanto lontani dalla tua concezione di canzone e di musica rock."), da Grignani e Zucchero a Minghi ed Elio e le Storie Tese, con cui in passato ha sfiorato la rissa ad un "Vota la Voce" dopo averli cacciati in diretta perchè era il suo turno nelle premiazioni.
Con Zucchero, di cui era molto amico negli anni '80, il motivo di tali critiche risiederebbe in alcune ruggini, svelate dalla biografia di Michele Monina. Il giornalista rivela che la canzone "Pippo" non sia stata accreditata a Vasco, che aiutò il bluesman a comporla.

Chi scrive è un vecchio e sincero fan di Vasco, non più fanatico come un tempo, forse per l'età o forse per l'essere rimasto deluso dalle sue produzioni recenti, sempre attese come un grande evento sino ad un attimo prima dell'ascolto. Conservo però, come tutti coloro che lo amano, una speranza di svolta, il momento in cui il "faro di molte adolescenze e generazioni" la smetta di crogiolarsi nel suo successo ed abbia nuovamente il coraggio di dire cose non banali, di farci rispecchiare ed emozionare con la purezza delle sue canzoni, di farci riflettere sulla nostra generazione di sconvolti che, ora come non mai, non ha più santi nè eroi... E Dio solo sa quanto ne avrebbe bisogno!

3 commenti:

Cristina Maione ha detto...

Io amavo il Vasco di prima ...ora nn mi piace piu' ..cm dici tu è un vecchio leone stanco...
Ora fa sempre le stesse canzoni ..
Credo che da vecchia fan posso solo dire che è giunta l'ora che si ritiri...Cmnq Vasco è Vasco ..:)

Antonello Vanzelli ha detto...

Credo che Vasco abbia dato il meglio di sè a cavallo degli anni '90, parlo di album, per poi godersi una lunga pensione fatta di live grandiosi, perchè in quello non c'è mai stato nulla da dire secondo me.

Anonimo ha detto...

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