17 febbraio 2015

LE 20 COPERTINE ITALIANE PIU' BELLE




Che rumore fa un libro che ti ruba il fiato? Che rumore i tuoi occhi la prima volta che hanno visto l'oceano? Lo stesso rumore che fa il primo amore, lo stesso di una donna che ti sfugge e sai che non la rivedrai più, lo stesso delle parole commosse di tuo nonno mentre ti racconta di come evitò di andare in guerra. E' lo stesso di una bella copertina, che riesce a regalare meravigliose colonne sonore anche a dischi bruttini. Perché alcune cose sanno come assordare rimanendo in silenzio. 

             LE COVER PIU BELLE DELLA NOSTRA MUSICA di Antonello Vanzelli

L'articolo sulle copertine italiane più brutte mi ha regalato tanti nuovi amici, vedi alla voce sarcasmo. Difficile che un fan ammetta che una delle copertine del proprio artista preferito sia brutta. E' capitato anche con quella di "Clic" di Franco Battiato. E' attinente alle atmosfere musicali, è la scrittura dello stesso maestro, ma è banalotta e bruttina: insomma, non emoziona. Del resto basta compararla con quella de "L'arca di Noè" e, soprattutto, con quella de "L'era del Cinghiale Bianco" per rendersene conto. L'opera è di Francesco Messina: fotografo, grafico e musicista. Ah, quasi dimenticavo, è il compagno di Alice e uno dei migliori amici di Battiato.


Cos'è il bello? E' una copertina che ti ruba lo sguardo e che avresti voglia di appendere alla parete, come se fosse un quadro. E questo si adatta alla perfezione ad una delle mie cover preferite in assoluto, quella di "Ciao" di Lucio Dalla.


La copertina di "Ciao" mi ricorda da vicino le opere di Storm Thorgerson, il più grande copertinista di sempre (lo avevamo salutato qui). Pink Floyd, Led Zeppelin, Dream Theater, Muse, Cranberries... Una più incantevole dell'altra. Ha anche lavorato all'artwork di dischi italiani e mi piace citare quella di "Showdown" dei ferraresi Voodoo Highway. Inconfondibile il tocco del compianto artista britannico.


Il primo flirt fu con "Viaggio senza vento", ma ero talmente giovane da non sapere nemmeno cosa fosse il rock. Iniziai a uscirci insieme e a trovarli interessanti con "Senza Tempo", la raccolta con cui congedavano Francesco Renga. Ma fu con "1999" che mi innamorai perdutamente dei Timoria. Quell'album fu cielo immenso e deserto, fu nuvole e Messico, fu un quadro che dal bianco divenne arcobaleno. Quel cavallo luminoso è opera di Marco Lodola, artista pavese capace di creare immaginifici giochi di luce con sculture di plastica. Cercate la sua Abbey Road beatlesiana: è un qualcosa di unico.


Quando Gianluca Grignani (reduce da Sanremo, qui le pagelle di fine Festival) andò da Massimo Luca a far sentire le prime canzoni che aveva scritto, il musicista e produttore capì subito quanto avrebbe potuto dare alla musica quel fragile ragazzo dal fascino maledetto. In quei provini chitarra e voce c'era anche "The Joker", che poi sarebbe finita in "Campi di Popcorn". "Non sono una persona equilibrata ed ho l'anima sdoppiata che ogni tanto viene su" diceva, e quella canzone pulsava dei suoi chiaroscuri e delle mille facce di un artista dal talento cristallino. Credo che la copertina di "Uguali e Diversi" sia quella che lo rappresenti meglio, con un gioco di prospettive sfuggenti, particolari diversi per ogni riflesso, degna metafora dell'uomo e dell'artista Grignani.


"O Vivere o Ridere" è stato, è l'ottavo l'album del grande Enzo Jannacci, il successivo a "Quelli che...", il suo più grande capolavoro. Parlando però di copertine, quella di "O Vivere o Ridere" ha un tocco speciale: la guardo e sto bene. E' opera di Renato Queirolo, prima grafico e poi apprezzato fumettista e sceneggiatore per la Sergio Bonelli Editore.


Pochi artisti o band hanno diviso come gli 883: o ti piacevano da pazzi o avresti voluto prenderli a sprangate sui denti. Per il linguaggio del pop, Max Pezzali e Mauro Repetto hanno significato moltissimo, aprendo nuove autostrade. E le loro copertine sono entrate nell'immaginario collettivo, grazie ad accattivanti istantanee a fumetti. Avrei potuto scegliere quella di "La donna il sogno il grande incubo" (con la citazione del numero 1 di Dylan Dog), ma non ce la faccio, il richiamo de "La dura legge del gol" è troppo forte. La citazione delle figurine Panini, per chi è cresciuto giocandoci, resta imbattibile.


Avete presente il quadro "Looks like four of a kind" di C.M. Coolidge? E' quello in cui quattro cani giocano a poker... Ecco! Guardando la bella copertina dei Julie's Haircut "Our Secret Ceremony" (opera di Luca Lumaca) mi è venuto in mente proprio quel dipinto. Nella carriera del gruppo emiliano non è un caso. Da sempre attenti all'aspetto visivo, hanno usato come copertine quadri di Mario Schifano e Felix Beltran. E per "Ashram Equinox" hanno collaborato con Pasquale De Sensi come si fa con le pellicole cinematografiche. Infatti ad ogni canzone corrisponde un'opera, nata in contemporanea. Riguardo la cover, la band ha parlato di "paesaggi mentali, da cui emerge la nostra parte inconscia". Suggestivo.


Dall'indie al nazionalpopolare. Da quando ha salutato i riflettori, Mina ha iniziato a giocare con la sua immagine, divertendosi con trasformazioni a volte bizzarre ma sempre d'effetto. Dalla fisionomia maschile ("Rane supreme Vol. 1") alle fattezze aliene ("Piccolino"), passando per la gelida testa mozzata di "Attila" e per le sembianze disneyane di "Mina Celentano": tutte molto particolari, a differenza di quelle stereotipate di gran parte del pop nostrano. Quella che preferisco? "Canarino Mannaro", doppio album enorme  del 1994 (quello di "Rotola la vita"). Una Mina rinascimentale, chiaroscuri e nuvole angoscianti, e una pomposa parrucca con una gabbia che imprigiona un modello glabro. Sempre un passo avanti.


Sono sempre stato affascinato dal mistero Ufo, sin dalla tenera età. Leggevo, mi documentavo, cercavo video e testimonianze. Al liceo scrissi anche un articolo sull'argomento sul giornale della scuola, snocciolando riferimenti biblici e richiami nei dipinti del passato. Fascinazioni lontane risbocciate in un amen vedendo la copertina di "Una Nave in una Foresta" dei Subsonica. Quella cover mi ha riportato immediatamente alla mente le immagini sfuocate che vedevo da ragazzo. Ho poi scoperto che non vaneggiavo e che Samuel e soci si sono innamorati de "Gli Ufo su Torino", fotoprogetto del collettivo Madvision. Nessun mistero, si tratta di serbatoi di vecchi acqueddoti che sembrano librarsi in aria. Adoro anche quella di "Eden", ma poco da fare, guardo quella qui sotto e resto senza parole.

All'aspetto visual ha sempre dato una grandissima importanza anche Dargen D'amico. Difficile trovare una sua copertina brutta, da "Vivere aiuta a non morire" all'ultima "D'io". Spesso i toni sono stati volutamente provocatori, non però in "Nostalgia istantanea". Curioso l'accostamento con quella dei Subsonica, qui il serbatoio è sullo sfondo, ma l'effetto dell'insieme è molto diverso. Questa è forse più zuccherosa, ma bella. Di quel bello che ti lascia addosso il sole dopo una settimana di pioggia.


L'ultimo disco di un grande cantautore è come la scena più importante di un film, sai che ogni cosa - dalle luci alla scenografia - dovrà essere perfetta. E Francesco Guccini è sempre stato attento ai dettagli di ogni parola e di ogni nota. E per "L'ultima Thule", il disco con cui ha chiuso il sipario tra gli applausi, ha scelto anche la copertina migliore possibile. "Quando ho visto quell'immagine, mi sono detto che era lei." Un veliero tra i ghiacci polari, foto dell'esploratore Luca Bracali, con un fascino decadente, commosso, come un addio tra due che si sono amati alla follia.


I Blastema Ii ho scoperti grazie al passaggio al Festival di Sanremo con "Dietro l'intima ragione", una delle rare volte che alla kermesse ligure passa una band italiana come si deve. Citazione d'obbligo per la copertina del loro disco d'esordio "Pensieri Illuminati". Un gioco affascinante di contrasti, surrealtà e fantasia.


Non ci sono più le stagioni di una volta. Una rondine non fa primavera. E Elio e le Storie Tese sono dei geni. Che volete farci, sono un uomo semplice, vivo di frasi fatte. Sulle stagioni e sulle rondini primaverili qualcuno potrebbe controbattere, ma che gli Elii siano delle menti musicali illuminate no, non scherziamo. Spesso hanno giocato con le immagini, creando immagini surreali, ma di quel "surreale ma bello". La migliore? Senza dubbio quella di "Studentessi".


In "Reggia (Base per altezza)", contenuta non in "Studentessi" ma ne "L'album Biango", gli Elii hanno chiamato a raccolta dei grandi musicisti del passato, ovvero Tavolazzi, Tofani e Fariselli, che con Demetrio Stratos costituivano gli Area, un pezzo di storia della nostra musica. E tra le loro cover, sempre molto particolari, quella che ho sempre apprezzato maggiormente è "Event '76". Panorama paradisiaco ma privo di colori, una dolce bimba che gioca con la sua bambola... e poi Frankenstein. Disturbante.


Rimaniamo in ambito progressive, passando ad un altro gruppo di illuminati, Le Orme. Hanno regalato grandi musiche e anche grandi copertine, ma se devo sceglierne una vado sulla recente "Apres Midi" di Tony Pagliuca, il loro ex tastierista e poi apprezzato solista. Un album di solo piano in cui rivisita i grandi episodi del suo ex gruppo. Non taglio l'artwork perché sarebbe un delitto, un'opera in bilico tra le visioni di De Chirico e le facce di Modigliani.


Quella di cui sto per parlare è l'ultima scelta in ordine temporale. Sono stato a lungo indeciso... Rimuginavo su "S.C.O.T.C.H." di Daniele Silvestri, guardavo Loredana Bertè a fumetti di "Bertex", apprezzavo le vecchie opere di Pazienza sulle copertine di Roberto Vecchioni. Poi però ho ricordato una copertina che adoravo quando ero piccolo, quella di "De Gregori", album del 1978 (quello di "Generale" per intenderci). Tra le copertine più brutte avevo inserito "La Donna Cannone", attirandomi critiche, ma quella non l'ho mai amata. Al contrario "De Gregori" è uno scatto normalissimo, niente di artistico, nulla di clamoroso. Eppure quella fotografia mostrava un lato giocoso del cantautore romano che in molti per anni hanno ritenuto scontroso. Ha sempre lasciato parlare la musica, facendo ben capire che lui no, non ha mai avuto paura di tirare un calcio di rigore.


Il titolo "Nuvola Numero Nove" deriva dall'espressione americana "Cloud Nine" che significa "stare al settimo cielo". Samuele Bersani ha confezionato un piccolo capolavoro, e la serenità che sta vivendo traspare anche dalla copertina, tanto semplice quanto piacevole.


L'uscita di Xabier Iriondo scosse le fondamenta degli Afterhours. Era l'alba del nuovo millennio e Manuel Agnelli ricompose le tessere del puzzle, sfornando "Quello che non c'è": un disco difficile, malinconico, tanto cupo quanto intenso. Un disco di passaggio, direbbe qualcuno, ma con "Varanasi Baby" e "Bye Bye Bombay", oltre all'incredibile title-track, alcuni dei pezzi più amati in assoluto dai fan della band. E la copertina - insieme a quella di "Padania" - è sicuramente la migliore della loro carriera, un'istantanea sfuocata e un lampo improvviso, quasi a dire "Eravamo in bilico sul filo, ma ci siamo e abbiamo ancora tanta luce da dare". O forse è solo quello che mi piace pensare.


E chiudiamo in bellezza con la quintessenza delle copertine belle, "Museica" di Caparezza. "Museica è il mio museo, la mia musica. Ogni brano di Museica prende spunto da un'opera pittorica che diventa pretesto per sviluppare un concetto. Non esiste dunque una traccia che possa rappresentare l'intero disco, perché non esiste un quadro che possa rappresentare l'intera galleria. In pratica questo album, più che ascoltato, va visitato." ha detto il rapper pugliese per presentarlo. E non poteva scegliere un quadro migliore come preview del disco, un'opera di Domenico Dell'Osso, realizzato proprio per l'artista. E se volete continuare la visita, gugolate gli altri suoi dipinti: c'è da rimanere basiti, in silenzio, ad ascoltare il loro rumore.

6 commenti:

MikiMoz ha detto...

Aggiungerei 17Re dei Litfiba che oltre ad avere una copertina di impatto (un Sacro Cuore deformato con la criolina) è anche uno degli album migliori dell'intero panorama musicale italiano^^

Moz-

cri ha detto...

Adoro le copertine dei dischi , sopratutto quelle degli lp, con i booklet all interno....meravigliosi. Sono
d'accordo con miei oz qua sopra: quel disco l'ho fatto girare talmente tanto che lo stereo lo canterebbe da solo!

Anonimo ha detto...

Bellissima cover 1999 dei Timoria; sarebbe stata stupenda su vinile Enrico

-Alma- ha detto...

Ma che bell'articolo!
Su "17 Re" sono d'accordo con MikiMoz e dei Litfiba aggiungerei anche "Terremoto", "Stato Libero" e "Grande Nazione". Nun ce la posso fa' :)
Degli 883 le metterei tutte (le adoro!) tranne quella di "1 in +", che sembra rattoppata alla bell'e meglio il giorno prima dell'uscita del disco.

Complimenti per la scelta :)

Antonello Vanzelli ha detto...

Assolutamente d'accordo su quella di "17 Re", album fondamentale, anche se citerei anche quella di "Litfiba 3", bruttina ma pregna di significato, con la foto di Willy Darden, appena giustiziato in America.

Eh Alma, infatti quella di "Uno in +" era finita tra le copertine più brutte. Le prime invece sono tutte spettacolari :-)

Ciao Cri, quanto tempo! Grazie di essere passata :-)

alessandro ebuli ha detto...

Aggiungo "Uno" dei Marlene Kuntz.