15 febbraio 2015

SANREMO 2015 - LE PAGELLE DI FINE FESTIVAL




Carlo Conti ha riconciliato Sanremo con gli ascolti, non con la buona musica. Dovrebbe essere il Festival della Canzone Italiana, e invece è diventato la succursale malfamata dei vari talent show televisivi. Se penso ad un Sanremo recente da ricordare, torno con la mente al 2013: Elio e le Storie Tese, Max Gazzè, Daniele Silvestri, Marta sui Tubi, Almamegretta... Quest'anno invece è stata una sarabanda di personaggi della profondità di una pozzanghera. I numeri sono impietosi e i dati di vendita dei sanremesi - vedendo anche i pre-order - non si preannunciano entusiasmanti. La discografia boccheggia, e godo nel vederla piangere perché è causa del suo male.

                                    VINCITORI E VINTI di Antonello Vanzelli

Andiamo a vedere le pagelle di fine Festival:

1) Il Volo - Mi ero giocato la loro vittoria giorni fa (nelle pagelle della seconda serata). Speravo di sbagliarmi, ma non c'è stato verso. Faccini puliti che piacciono sia alle mamme che alle figlie, musicalità coinvolgente e voci che frantumano i lampadari: il prodotto perfetto per gli italoamericani nostalgici. Peccato che quel testo faccia venire l'orticaria. Scommettiamo altri due euro? Venderanno bene, sparendo pian piano dai radar musicali italiani e continuando a mietere successi in giro per il mondo.

2) Nek - Ne ha fatta di strada quel giovane venuto dalla provincia modenese che cantò di aborto nel 1993 con "In te" e che esplose con "Laura non c'è" pochi anni dopo. A distanza di ventidue anni, si ripresenta per un rilancio di cui nemmeno aveva bisogno. Voce limpida, canzone briosa e che squarcerà l'airplay radiofonico. Ha fatto incetta di premi, ma è mancato quello più importante. Se lo sarebbe meritato.

3) Malika Ayane - Sono combattuto. La sua canzone è elegante, vince si il Premio Mia Martini della Critica e sale sul podio, ma il successo della briosa "Tre Cose" non le ha insegnato nulla. Da "Come foglie", il suo repertorio non è cresciuto, zero evoluzione, rimanendo chiuso a doppia mandata sulle ballate malinconiche, raffinate ma piatte, e prive di picchi emozionali. Con quella voce e con quel talento, non può più bastarmi. 


4) Annalisa - Una delle rivelazioni del Festival, la sua cover di "Ti Sento" è stata una delle cose migliori ascoltate durante la kermesse. La canzone è troppo rassicurante, ma lei non paga dazio alla giovane età e canta da veterana, uscendone alla grande. Rinvigorita. 

5) Chiara - Dopo il botto iniziale, si è ammalata di giusyferrerite, alternando buone scelte a flop pesanti. Necessitava di rilancio dopo i risultati non entusiasmanti dell'album e la sua canzone per quanto carina, si mostra innocua, esile. Potrebbe funzionare in radio, ma con scelte musicali così conservative continuerà a galleggiare nel limbo, un limbo molto pericoloso. 

6) Marco Masini - Gli Anni '90 gli avevano regalato croci e delizie. Lui ha zigzagato tra successi esagerati, malelingue e qualche passo falso, guardando sempre oltre, con la calma dei giusti. Si è portato a casa un meritato Sanremo poco più di dieci anni fa ed è tornato con un pezzo ben costruito, sfiorando un clamoroso bis (il sesto posto gli sta molto stretto). Big, lui si, e lo ha dimostrato ancora una volta. 

7) Dear Jack - Uno dei prodotti più scadenti di questo festival. Modà e Negramaro hanno fatto scuola, ma loro ne prendono i difetti peggiori. Impalpabili.

8) Gianluca Grignani - Dopo un ultimo anno burrascoso a livello privato, il Joker si giocava tanto, puntando contro il banco il suo futuro. E' partito contratto, prendendo a calci la tensione sera dopo sera e alla fine ha avuto ragione lui. La canzone - cresciuta molto ascolto dopo ascolto - è musicalmente coraggiosa, arrangiata con cura e con un testo superiore alla media - bassissima - di questo Festival. Non so se le radio e le vendite lo premieranno, ma lui c'è. A volte esagera, ma se la musica è di questo livello a me va benissimo così.

9) Nina Zilli - Era una di quelle che attendevo con maggior curiosità. La guardi e dici "Cavolo, che animale da palco!", ma in testa ti risuona qualcosa di fastidioso. Cerchi di scacciarlo via, ma torna, ti picchietta sulla testa e ti dice "Non far finta di nulla, lo sai che ricorda troppo da vicino "I put a spell on you", e allora capisci che sarà pure un omaggio ma no, non va bene. Smaliziata.

10) Lorenzo Fragola - J. Ax e Fedez lo hanno preso sotto la loro ala protettrice, cucendogli addosso una canzone molto festivaliera e fin troppo rassicurante. Non è brutta, ma se questo è il nuovo che avanza... Michele Bravi la vendetta? Spero per lui di no, ma i segnali ci sono tutti. 


11) Alex Britti - Rimane un mistero assoluto, al pari dell'Area 51 e del Mostro di Loch Ness. Non capisco come possa portare una canzone così anonima, e questo dopo esser stato scartato già lo scorso anno da Fazio con una canzone altrettanto anonima (il duetto con la Atzei). Qualcuno inizia a pensare che tutto questo talento alla chitarra non ci sia, o che almeno non sempre sappia tramutarlo in grandi canzoni. Non so se hanno ragione le malelingue, ma qualche dubbio inizia a venirmi. Involuto. 

12) Irene Grandi - Sono passati cinque anni dal suo ultimo album di inediti, un'enormità per le tempistiche dell'attuale discografia. C'è stato un sofisticato album di cover con Bollani nel mezzo, certo, ma mi aspettavo un pezzone per il ritorno sulle scene. Invece la canzone è fiacca e quando pensi stia decollando torna mestamente al gate. Richiamare Vasco o Bianconi dei Baustelle pareva brutto? Deludente.  

13) Nesli - Si è messo in gioco, accettando Sanremo, con tutto ciò che comporta una scelta simile nell'ambiente da cui proviene. Si è un pelo snaturato, mettendo da parte il rap e tuffandosi con il salvagente di melodie molto sanremesi, ma il pezzo si lascia ascoltare e riascoltare. Positivo, molto. 

14) Bianca Atzei - Una che ogni sera cerca di shockare col look (manco fosse Patty Pravo), forse ha capito da sola di non avere una grande canzone. E lo abbiamo capito anche noi. Inutile.

15) Moreno - Il rap a Sanremo ha sempre avuto pane duro per i propri denti. L'exploit di Rocco Hunt aveva illuso un po' tutti, ma senza un testo forte, ma forte davvero, quello che resta di una canzone così è davvero poco. Peccato perché musicalmente non è nemmeno male. 

16) Grazia Di Michele e Platinette - La canzone naviga nella mediocrità più assoluta. Il testo - nelle attese il pezzo forte, anche perché la musica è non pervenuta - avrebbe smosso le coscienze, ma forse venti o trenta anni fa. Oggi è solo retorica spicciola. Dimenticabili. 

Lara Fabian - Ha fatto capire perché in Italia non l'ha mai calcolata nessuno. Una grande voce con una canzone piccola. Occasione persa.

Raf - Ho risentito più volte la sua canzone e c'è, conquista bene capillari ed emozioni. Doveva essere una delle punte di diamante ma ha fatto molta fatica, colpa di una maledetta bronchite. Sfortunatissimo.

I Soliti Idioti -Roy Paci ha provato a fare il miracolo, ma si è dovuto arrendere all'evidenza. Braccia rubate all'agricoltura, avrebbe detto mio nonno. Canzone evanescente.

Anna Tatangelo - Anni fa, un bel po' ormai, la consorte del re dei cantanti neomelodici venne a cantare dalle mie parti. Nella riunione pre-concerto, ci fu una discussione tra gli organizzatori e la Tatangelo, che se ne uscì con un "Se le cose stanno così, ci metto un attimo ad andarmene": nessuno avrebbe voluto fermarla. E questo quando non aveva nemmeno 20 anni. Negli ultimi mesi, la ragazza di periferia ha sbandierato ai quattro venti di avere una canzone da vittoria. Questo fa capire come la presunzione e l'arroganza siano rimaste le stesse di una volta. E infatti è andata a casa, con sommo giubilo di tutti.


Considerazioni a perdere:
- Se Giovanni Caccamo è il miglior giovane che abbiamo in Italia, io sono John Lennon.

- Un tempo in Italia c'erano dei ruoli ben definiti, c'era chi pensava alla musica e chi invece buttava giù il testo. Cosa sarebbe stato Battisti senza i testi di Mogol? Cosa Umberto Tozzi, Marco Masini e Raf senza l'estro creativo di Bigazzi? E cosa dire di Valerio Negrini, il quinto Pooh, autore di alcune delle loro pagine più belle? Qualche giorno fa ho detto che in Italia mancano i talenti. Mancano anche i grandi autori di una volta, i testi di questa edizione sono un calcio all'inguine.

- Molti artisti non capiscono che è inutile andare al Festival con una canzone qualunque. Il Festival è una cometa che spesso passa una sola volta nella vita, se porti la solita lagna sanremese senza arte nè parte meglio rimanere a casa a farsi una scopetta col nonno.

- La pochezza musicale di questo Festival si è vista negli arrangiamenti. Grazie ad archi e ottoni, Phil Spector elaborò il suo "Wall of Sound" per i Beatles. Con l'orchestra i Metallica hanno creato "S&M", uno dei live definitivi del rock. Al contrario in molti a Sanremo hanno creato arrangiamenti da pianobar. Come offrire un pranzo luculliano e vederli mangiare un'insalatina scondita. 

- Conti ha pensato al nazionalpopolare, al pubblico di Amici e dei talent, ai nomi da esportazione nel mondo, alla vecchia guardia e al rap, senza dimenticare i comici, uno dei marchi di fabbrica di Baudo. Insomma ha accontentato tutti. Peccato che il rock sia stato saltato a piè pari, l'indie poi non ne parliamo. Un tempo c'erano i Bluvertigo, i Subsonica, i Timoria, i Negrita, gli Afterhours. Oggi ci sono gli scarti degli scarti. E se la discografia piange, piange anche chi come me ama la buona musica.
Forse sono stato un po' cattivo, lo so, ma poi vedo la PFM sul palco e penso che forse c'è ancora speranza. 

5 commenti:

Anonimo ha detto...

bellissimo il finale dell'articolo: la PFM ha avuto solo 3 minuti a disposizione, sono stati sufficienti a mostrare che sono proprio di un'altra galassia.

-Alma- ha detto...

Avevo scommesso anch'io sulla vittoria dei tenori. Era palese che avrebbero vinto ma a parte il testo scadente del brano credo che l'Italia farà una bella figura con loro all'Eurofestival. Sempre meglio della vergogna che ci fece provare Emma, comunque.

Per quanto riguarda i comici avevo dei pregiudizi sul monologo che avrebbe presentato Panariello, invece è riuscito a sorprendermi.

Per il resto sono d'accordo su tutto, specialmente sull'ultima parte.

Articolo ben scritto come sempre, complimenti :)

Antonello Vanzelli ha detto...

Felicissimo che l'articolo vi sia piaciuto. La PFM ha portato luce, avrebbero meritato ben altro spazio, ma ci si accontenta. Come avrebbe meritato più attenzione anche Enrico Ruggeri, che ha scritto un grandissimo testo.

A parte l'exploit de Il Volo, devo dire che per una volta la classifica ha rispecchiato i valori in campo. Probabile che Nek meritasse più dei tre tenori, ma per quanto non mi faccia impazzire "Grande amore", la loro vittoria non è uno scandalo (e negli anni se ne sono visti tanti).
Ora spero solo che Conti eviti il bis, non funzionerebbe, come successo con Fazio... Ma a Fiorello bisogna puntare una pistola alla tempia per vederlo presentare il Festival?

Ale Ferron ha detto...

pagella sull'articolo... 4 alterna sprazzi di luce a tonfi colossali, come nel caso di Chiara, che ha fatto un boom pazzesco,sia in teatro che fuori tra la gente. Visto che c'ero , so di cosa parlo.Anzi le è stato scippato il podio, ma niente paura ha davanti solo successi...

Antonello Vanzelli ha detto...

Stai giudicando la pagella o stai giudicando solo quello che hai letto su Chiara? :-)
Strano perché di Chiara ho parlato in termini tutto sommato positivi lungo Sanremo, ma da qui a dire che le hanno scippato il podio... Mi sembra una forzatura bella e buona.
Fermo restando che è innegabile che il suo ultimo album (uscito appena quattro mesi fa) non sia stato il successo che dici, altrimenti come mai presentarsi a Sanremo? ;-)