4 maggio 2013

QUELLI CHE RESISTONO ANCORA




"Grazie per tutte le vostre email, le ho ricevute con gioia ed affetto sincero... Vi ricordo tutti e vi abbraccio forte. 
In questo momento così particolare per me, mi scuso anticipatamente per la mancanza di informazioni che in realtà avreste dovuto ricevere e che vi meritate pienamente. Ognuno di voi. Dunque, mi scuso e vi prego di pazientare ancora un pò per le risposte personali alle vostre singole mail, perchè intendo darle ad ognuno di voi in modo personale e lucido, come da sempre amo fare, dedicando alla risposta il tempo necessario che, ora, per svariati motivi, mi sfugge... 
Comunque è inutile che vi taccia l'essenziale conferma che tutti andate cercando... La mia avventura nel progetto Litfiba è da considerarsi conclusa. Una decisione presa con estrema onestà e lucidità. Ma ora, per quanto mi riguarda, non esistono più le condizioni artistico/progettuali per procedere oltre. 
I rapporti fra me e Ghigo sono assolutamente tranquilli e sereni e approfitto di questo momento per chiarire una cosa che sta a cuore di tanti di voi. Non intendo partecipare, in nessunissimo modo, nemmeno casuale, alla discutibilissima operazione "LitBand" che vede nella sia line-up: Aiazzi, Trambusti, Terzani ecc ecc., nè ora, nè in futuro, nè mai!
Vi abbraccio con quanta più forza ho e mi auguro di potervi incontrare di persona al più presto. Con affetto, CABO."
Cabo Cavallo, ex vocalist dei Litfiba - Lettera ai fan (2006)


                    QUELLI CHE HANNO LASCIATO CON UN SORRISO

Quando Piero Pelù e Ghigo Renzulli si mollarono, scena già vista e rivista in molte altre band, qualcosa nella musica italiana si ruppe. Il rock in Italia doveva quasi tutto a loro, avevano aperto il sentiero trasformandolo in una highway americana da otto corsie.
Il rapporto era logoro, sfibrato, e l'ultimo album della coppia, il tormentato "Infinito", dichiarava a chiare lettere che si era persa la via maestra, il sentiero degli inizi, e ormai si andava a tentoni. E così continuarono, andando a tentoni ognuno per la propria strada.
Ghigo decise di portare avanti il marchio Litfiba e poco dopo dichiarò che il nuovo vocalist aveva una voce da paura. L'attesa crebbe, a braccetto con la curiosità.
Nei primordiali forum musicali dell'epoca, ci fu un tam tam su chi avrebbe preso il posto del transfugo frontman fiorentino. Qualcuno ipotizzò si trattasse di Francesco Renga, da poco uscito dai Timoria: sarebbe stato strano, forse suggestivo, penso fuoriluogo.
Quando Ghigo rivelò il nome, Gianluigi Cabo Cavallo, ci fu un misto di delusione e straniamento, visto che non lo conosceva praticamente nessuno.
"Elettromacumba", il primo album del nuovo corso, non faticò a invadere le radio, il sound era inconfondibile e la voce di Cavallo era certamente intrigante, calda e rock.
Ci furono gli intransigenti, i fedeli oltranzisti a Pelù, ma io no. Ho sempre amato i Litfiba classici ma avevo un'apertura bastevole a capire che una storia era finita e un'altra stava sbocciando. Com'era successo con i Nomadi di Danilo Sacco o con i Timoria, appunto, senza Renga.
Quel primo album era forse frettoloso, avrebbe necessitato di ulteriore tempo nella scrittura e nella produzione - probabilmente Ghigo voleva uscire prima di Piero sul mercato - ma aveva dentro delle buone canzoni. Penso a "Spia", "Il pazzo che ride" e "Piegami", canzoni che continuo ad ascoltare con piacere ancora oggi.


Era estate, quella di 13anni fa. Grottaglie era quasi deserta e la gente affollava le località di mare. Io, Antonio Chimenti e gli altri della compagnia vagavamo per i pochi locali aperti, tra un the shakerato al bergamotto, una birra al Black Crow e una pizza in via Calò, dove il pizzaiolo era alto mezzo metro e, invidioso, mi sfotteva sul fatto che non esistessero bare abbastanza lunghe per il sottoscritto (alto 1.96cm). Con una mano mangiavo la pizza, buona, con l'altra toccavo ferro,  i gioielli di famiglia.
Quando ci arrivò la notizia che i nuovi Litfiba avrebbero suonato aggratis in quel di San Marzano, non potemmo che esserne contenti. Lucidai la mia scassata Opel Corsa vecchissimo - preistorico - tipo e la riempii col Chimenti, con Angelo Lo Bianco (l'autore del bell'articolo sugli Offspring) e con Piero Mariella, eterno scroccatore di crackers al liceo ma spacciatore di ottima musica, dagli Asia ai Queen e ai Pink Floyd: conservo ancora le sue fantastiche cassette dalle superbe track-list.
La compagnia era perfetta, ma in macchina qualche perplessità serpeggiava. Beh, vennero spazzate via ben presto, la band era goduriosa. Cabo Cavallo si mostrò frontman cazzutissimo, bravo con la voce e divertente nel gigioneggiare e giocare col pubblico. Lui e Ghigo mostrarono grande intesa e non mancarono momenti assolutamente pirotecnici, tipo loro due stesi in terra a suonare la chitarra e Cavallo che si arrampica sulle strutture ai lati del palco. La gente impazzì, fu un grande concerto.
Quel primo album, come vendite, non replicò i fasti di "Infinito" ma era un normale periodo di transizione e aspettai con trepidazione il secondo lavoro, non particolarmente entusiasta della svolta commerciale del Pelù di "Io ci sarò" e "Amore immaginato".

"Insidia" arrivò nei negozi alla fine del 2001 e illuminò ogni mia più rosea previsione. E' un gran bel disco, che vendette forse ancora meno ma che a livello qualitativo è almeno due gradini sopra "Elettromacumba".
Cavallo scrisse testi d'impatto, tra cui spicca la cattivissima "Luce che trema", che tratta della pena di morte e fu ispirata dal kinghiano "Il miglio verde", oppure il secondo singolo "Mr. Hide", cupo ma di grande presa.
Non riuscii a rivederli dal vivo ma ricordo uno splendido live a Radio2 che ascoltai in diretta e che registrai su cassetta: beh, quella cassetta l'ho abrasa a furia di ascoltarla. E non posso dimenticare quando Cabo diede della bella gnocca a Paola Maugeri di fronte ad un pubblico in visibilio. Del resto, come dargli torto! 

Quello però che non mi aspettavo fu che la band, invece di continuare a crescere, sfornasse un album fondamentalmente pop e di livello più modesto, questo quasi quattro anni dopo. Stavolta si, rimasi molto deluso, e non fui il solo. Era sparita la grinta, il piglio, l'insieme come band e "Essere o sembrare" non lasciò traccia, nonostante la piacevole "Giorni di vento".

"Volevo scendere da un palco che non riusciva a darmi ciò che cercavo."
Cabo Cavallo

I fan cominciavano davvero ad apprezzare Cabo, era sempre disponibile e gentile con tutti e, cosa anche più importante, i live erano sempre di un signor livello.
Probabilmente però i risultati non eccelsi a livello di vendite, l'entusiasmo ormai perduto e l'idea di una possibile reunion tra Renzulli e Pelù comportò qualche ruggine e il giocattolo si inceppò ben presto.
E forse giocò un ruolo importante anche la voglia di Cabo di stare vicino alla famiglia e ai figli.
Cabo Cavallo è tornato al suo vecchio lavoro di tecnico informatico, penso senza rimpianti. Le sue soddisfazioni se l'è tolte nella musica e continua a togliersele in ambito informatico.Con la sua società, la Virtualcom Interactive, ha creato il software per lo sfoglio sull'Ipad, ditemi voi se non è una grande, grandissima soddisfazione questa.
Certo, resta del rimpianto per un grande frontman regalato all'informatica. Di informatici l'Italia è piena, i buoni frontman come lui invece scarseggiano. Una porticina però la lascia aperta lui stesso, genio dalle mille sfaccettature che magari un giorno salirà di nuovo sulle strutture di sostegno del palco a prendersi gli applausi meritati.

"Esprimere se stessi con un atto creativo è estremamente gratificante, sia nella musica che nel software. Se sei un musicista non smetti mai di pensare alla musica e io ho nel cassetto decine di canzoni. Ma il "vecchio palco" non mi manca, perchè lavorando con gente eccezionale riesco a sentire la passione e l'ispirazione di una rock band!"

Mi fido caro Cabo, sei sempre stato squisito e disponibile con noi fan che non ho motivo di dubitare delle tue parole. Ghigo continua, resiste, è di nuovo con Pelù a fare, bene, le loro cose e tu sei andato via da signore, con un sorriso e una parola sempre gentile, mai fuori posto. Però quelle canzoni nel cassetto siamo curiosi di ascoltarle, perchè lo sfoglio dell'Ipad è una soddisfazione solo tua, una bella canzone è un regalo a tutti noi. Se sono del livello di "Oceano" cerca di non farci aspettare troppo...



Ps. Un'ultima cosa. Un plauso al genio che sul sito ufficiale dei Litfiba ha fatto sparire gli album con Cabo. Uno schiaffo in faccia a tutti quelli che hanno comprato i dischi in quel periodo, che hanno esultato sotto il palco e che continuano ad avere nostalgia di quel periodo. Perdonali Cabo, la classe non la si scarica come App sull'Ipad...

2 commenti:

Angelo Lo Bianco ha detto...

Ricordo quel concerto a S. Marzano, che divertimento. Ci fu anche un principio di pogo con un Chimenti iper palestrato già a quei tempi. Mi divertii tanto e ricordo perfettamente che la voce di Cabo era davvero strepitosa. Grande rispetto verso un talento che meriterebbe una rivincita in campo musicale.
Angelo Lo Bianco

Antonello Vanzelli ha detto...

Se Chimenti avesse cominciato a pogare sul serio,avrebbe buttato tutti a terra con mezza spallata,compresi Ghigo,Cabo e tutto il palco. Che ricordi!