15 aprile 2014

LITFIBA, IL BANDIDO E' ANCORA VIVO






"La domanda riguardava il nostro futuro. Piero aveva già annunciato tutti i suoi programmi, e quando era arrivato il mio turno di rispondere mi ha anticipato dicendo "Andrà a pescare!". E' stata una grande scorrettezza, una malignità. In quella sede mi sono limitato a ribattere che le mie intenzioni non erano quelle che sarebbero piaciute a lui, ma poi nei camerini abbiamo litigato furiosamente. Per tre o quattro giorni non ci siamo rivolti nemmeno una parola." Ghigo Renzulli - Fuori dal coro - La vera storia dei Litfiba (di Federico Guglielmi)

Ho avuto storie d'amore che sono finite come un tramonto di gennaio, in modo veloce e silenzioso, e senza grossi drammi. Altre invece regalano parabole impazzite, quelle dei piatti e dei libri che volano, e qualcuno mi ha colpito in pieno dove fa più male. La storia d'amore tra Piero Pelù e Ghigo Renzulli, rispettivamente voce e chitarra dei Litfiba, finisce nella seconda categoria, una delle guerre dei Roses del rock italiano. Del resto anche tra Francesco Renga e Omar Pedrini dei Timoria i toni si fecero accesi (per usare un eufemismo), e il discorso è identico per i Negrita, che però sono sopravvissuti agli scazzi, alle mazzate e ai momenti di crisi.
La scelta di "Infinito" come titolo dell'album di scioglimento fu quantomeno curiosa.

          LA BAND CHE SI SCIOLSE SUL TETTO DEL MONDO - I RETROSCENA

Un rapporto da sempre controverso quello tra il vocalist e il chitarrista, dettato da marcate differenze personali, con Piero più estroverso e istrionico e Ghigo anticarismatico ma pratico e focalizzato appieno sul lato musicale (come ha raccontato a Mexicotears nell'intervista di pochi mesi fa).
Credo che i Litfiba siano l'unico gruppo scioltosi nel momento di massimo successo. Si, perchè "Infinito" aveva venduto uno sproposito, trainato da pezzi come "Il mio corpo che cambia" e "Mascherina".
Come spesso succede, tuttavia, al successo commerciale fa da contraltare un livello qualitativo mediocre. "Infinito" è il peggior album del combo toscano, pieno di buoni propositi rimasti in brutta copia, senza un adeguato lavoro di cesello in post-produzione.
"Prendi in mano i tuoi anni" resta una signor canzone, rock ed epica come ai bei tempi, e "Vivere il mio tempo" è una ballata delicata e avvolgente, il pop che prende per mano il rock portandolo su una spiaggia incontaminata. Al contrario "Sexy dream" e "Mascherina" sono quanto di più irritante sia stato inciso nella loro traversata.
Ricordo la sensazione di straniamento all'ascolto dell'album: dopo lo strepitoso "Mondi sommersi" non me lo aspettavo, non riuscivo ad accettarlo, mi sentii tradito. Non poteva essere altrimenti però, "Infinito" (sulla cui copertina Piero e Ghigo guardano verso orizzonti diversi) fu il risultato dello stato di crisi e di nervosismo tra i due poli della band, scaturiti però da una terza persona.

"Nel 1998 scadevano due contratti, con la EMI e, finalmente, col management (Alberto Pirelli, ndr.). Io e Ghigo eravamo d'accordo su tutto. Avremmo messo in piedi un nostro management, gestito in prima persona, con una nostra etichetta e una sala prove solo per noi. Ghigo mi diceva che non c'erano problemi, che eravamo in sintonia, che tutto sarebbe andato come si era detto. La prima mazzata arrivò a maggio. Ricevetti una chiamata da Ghigo: "Sai, Piero, ho riflettuto. Preferisco continuare a lavorare con Alberto. Per me Pirelli è il male minore". Mi incazzai come un istrice, mi aveva preso per il culo. 
Pretesi dei chiarimenti da Ghigo. Mi ribadì le sue scelte e disse la frase che, per quanto mi riguarda, segnò la nostra dichiarazione di morte: "Non mi fido più di te"." Piero Pelù - Perfetto Difettoso
e ancora:
"Fu un colpo tremendo e da quel momento mi disinteressai di tutto e mi limitai a onorare il vecchio accordo fino alla scadenza. Così registrai le mie parti del disco, che all'epoca era a livello di provini, assolsi gli obblighi promozionali e partii in tour, ma eravamo separati in casa." Piero Pelù - Fuori dal coro - La vera storia dei Litfiba

Si spiega così la svogliatezza del frontman, che in "Infinito" dà il peggio di sè nei testi e nell'interpretazione, sciatta come mai prima. E se la massa non percepì nulla, lo zoccolo duro e la stampa si accorsero subito che il cornucuore stava smettendo di battere.
I Litfiba sono forse l'unico gruppo a essersi sciolto all'apice del successo, dicevamo, e credo sia l'unico gruppo ad essersi sciolto non per dissapori interni tra i suoi componenti, ma per colpa di un manager. Sto parlando di Alberto Pirelli, il primo a credere davvero nei Litfiba, ma anche colui che ha creato le fratture decisive nella band, sino alla completa dissoluzione.
Pelù sì è sentito tradito da Ghigo (che è voluto rimanere con Pirelli), ma tanti anni prima si era comportato in modo molto simile, decidendo con Ghigo di rimanere con lo stesso manager e deludendo fortemente Marroccolo e Aiazzi, in particolare il bassista (poi nei CCCP e nei CSI) che da lì a poco avrebbe mollato il gruppo.

"La ragione della mia separazione dal gruppo è proprio che non ne potevo più di farmi massacrare i dischi, spesso senza apparente logica e senza un briciolo di gusto. "Litfiba 3" doveva essere l'album della svolta: in effetti lo fu ma non nella direzione che immaginavo...
I rapporti tra me e Alberto Pirelli erano diventati insostenibili. Non sono un ingrato e ammetto che dovevo moltissimo all'IRA sotto il profilo discografico e manageriale, ma quello che non funzionava e che io avevo giurato di non accettare più era il dover sottostare alle decisioni artistiche di una persona che, non essendo un musicista, non era il produttore adatto per quei Litfiba". Gianni Marroccolo - Fuori dal coro - La vera storia dei Litfiba

Chiariamo subito che Alberto Pirelli ha dato tanto ai Litfiba, facendoli crescere e imprimendo la spinta decisiva per portare la loro musica in giro per il mondo, dalla Francia al Messico. Ha sempre capito cosa funzionava musicalmente e cosa no, trascinandoli sino in vetta. In ogni disco, ha sempre messo il suo zampino nel limare al meglio i testi di Pelù, che infatti ha combinato mezzi disastri appena è venuta meno la sua supervisione (parlo di "Infinito" appunto, ma anche in svariati casi della sua carriera solista). Probabilmente però, Pirelli non ha saputo fare un passo indietro quando - in fase di produzione - ai Litfiba serviva davvero un musicista, e men che meno ha saputo gestire al meglio i rapporti personali.

"Nella primavera del 1989, ci separammo (da Marroccolo e Aiazzi, ndr.) davanti ad un notaio. Io e Ghigo decidemmo di continuare con Pirelli, concedendogli una fiducia che si rivelò mal riposta: basti pensare che una settimana dopo la mia uscita dalla società IRA, per la quale avevo chiesto solo la restituzione dei dieci milioni di lire da me investiti cinque anni prima, Pirelli e Marie cedettero alla CGD, con la quale trattavano chissà da quanto, i master di "Desaparecido", "17 Re" e "Litfiba 3", ricavandone circa un centinaio di milioni. Nei miei confronti un'operazione da veri signori". Piero Pelù - Fuori dal coro - La vera storia dei Litfiba

Fosse stato solo questo:
"Era il tour di "El Diablo", il PalaTrussardi pieno era un orgasmo. Fu mio fratello Andrea a rovinarmi la serata. A cena fece due calcoli sull'incasso, sul costo dei biglietti, sul mio ricavato. Mi disse che ero pazzo, che mi pagavano come un impiegato mentre i manager si arricchivano. Era vero. Basti pensare che avevamo firmato un contratto che implicava la cessione del 50% di tutti i nostri guadagni a Pirelli. Una follia. Colpa nostra, ovvio. 
Le percentuali sarebbero un pò migliorate nel tempo, con somma disperazione di Pirelli, che piangeva miseria e che ribadiva il suo ruolo di produttore illuminato e ricercato da Ligabue e Vasco, ai quali aveva detto di no per non danneggiare i Litfiba, per dedicare tutto il suo prezioso tempo a noi. Io ho parlato con Vasco e con Luciano e a loro questo non risulta." Piero Pelù - Perfetto Difettoso

Non sta a me giudicare, certe cose bisogna viverle dal di dentro per comprendere, del resto in ogni storia d'amore che finisce la colpa sulla bilancia non pende mai solo da una parte. Fu triste vedere una delle mie band preferite dissolversi al sole di battute al vetriolo e live finti quanto una banconota da sette euro. I Litfiba si esibirono l'ultima volta al Monza Rock Festival ma erano già diventati passato.

Non li avevo mai visti dal vivo, ed era un mio cruccio. Con quelle premesse, dubitavo sarebbero mai tornati insieme, sembrava una mera "Fata Morgana". Ci avevano pensato anche gli Elio e le Storie Tese a svelenire il clima, con un divertissement in cui auspicavano una reunion, ma non era ancora il momento. Troppo forti erano state le tensioni, troppa bile galleggiava ancora in superficie. E invece, nel 2009, a dieci anni dalla spaccatura, i Litfiba sono tornati insieme (e io finalmente me li sono goduti live a Bergamo nel 2010, concerto meraviglioso). Qualcuno ha storto la bocca, adducendo motivazioni commerciali (la carriera solista di Pelù e i Litfiba di Ghigo senza l'ottimo Cabo Cavallo erano arrivate entrambe ad un binario morto), ma francamente poco importa: sono tornati alla grande, ricucendo persino i rapporti (mai del tutto corrotti) con Marroccolo ed Aiazzi, con cui hanno raccolto consensi in giro per l'Italia con il "Trilogia 1983-1989 Tour 2013" e regalando un sorriso al buon Ringo De Palma che suonava la batteria da lassù.

Fin qui la storia era anche nota ai più e qui torniamo all'"Andrà a pescare", quell'infelice battuta di Piero da cui eravamo partiti. Forse però non in tanti hanno fatto caso ad un episodio accaduto a Deejay Chiama Italia da Linus e Nicola lo scorso novembre. Durante la chiacchierata di presentazione di "Identikit", raccolta solista di Piero Pelù, Linus se n'è uscito con un terrificante:
"Ghigo dov'è? A pescare?"
e li ho visto Piero sudare freddo, freddissimo. Linus sicuramente era all'oscuro dell'aneddoto passato e ha cercato la battuta scherzosa, facendola fuori dal vaso. Lo seguii in diretta e sgranai gli occhi. Ma stavolta il finale è stato diverso:
"Ghigo credo che stia scrivendo anche lui delle cose sue. Settimana prossima ci troveremo tutti a cena", e questo detto dopo aver detto a chiare lettere che i Litfiba sono solo in pausa, dopo gli ultimi successi ottenuti. I tempi sono cambiati, gli angoli sono stati smussati e i due cuori pulsanti - Piero e Ghigo - hanno capito che i Litfiba sono più importanti delle vecchie - e sciocche - acredini personali. Il sole splende nero ma lucente, El Bandido Litfiba è ancora vivo.

9 commenti:

Hammer ha detto...

Non ci crederai, quando ho letto questo articolo stavo ascoltando "Giorni di vento" e ho temuto di avere avuto un'allucinazione.

L'articolo apre a un interrogativo probabilmente senza risposta. Nel decennio 1999-2009 chi ha prodotto musica migliore: i Litfiba con Cabo o Piero solista?

Secondo me entrambi hanno prodotto brani ottimi. Io ci sarò, Tribù, Bene bene male male da una parte; Giorni di vento, Il pazzo che ride, Oceano, Giardino di follia dall'altra.

Ma entrambi hanno anche fatto cose pessime. Homo europeus, Gatte e topi.... anche la titletrack di Elettromacumba è pessima, così come Mr Hyde.

Ciò detto, secondo me Cabo è un grandissimo (sicuramente meglio di Liga, Vasco, Pau o Renga) ma la sua voce si adatta solo ai midtempo, sugli altri brani non dà il meglio di sé. Al contrario Piero sa fare di tutto e anche i brani bistrattati dai fans "hardcore" come Stay with me o L'amore immaginato sono stupendi.

Quindi se dovessi scegliere, sceglierei Piero. Ma lo scarto è minimo.

Concordate?

Anonimo ha detto...

No.

Antonello Vanzelli ha detto...

Ciao Hammer, l'uomo del Monte anonimo ha detto No :-))) Ad ogni modo, fare paragoni tra le due carriere è poco elegante. Io ad esempio amo alla follia Insidia, ma entrambi hanno fatto cose buone e meno buone.
Per me conta solo che i Litfiba continuino il loro viaggio, e ci regalino ancora del gran rock e signori concerti. E speriamo anche di ascoltare un nuovo disco dell'ottimo Cabo Cavallo :-)

cri ha detto...

Per me i litfiba arrivano a 3, oltre no. Ho anche pirata, ma non lo ascolto mai. Sono cresciuta a desaparecido,17re, aprite i vostri occhi e vedere Piero così a the voice e' terribile. E' un grande ma non posso guardarlo senza ricordarlo quando indossavaquei pantaloni attillatissimi come una seconda pelle. Non quelli che ha ora! Era un Figo della Madonna, bono da impazzire,oggi sembra deficiente in Tv.Per lui ho scavalcato il muretto allo stadio di Mestre nel 1988, saremo state 200/300 persone, una figata di concerto. A scuola non facevo che cantarli e nessuno li conosceva. Mi ricorderanno come una fanatica litfiba a della prima ora.....

-Alma- ha detto...

Anche io preferisco Piero, o meglio, i Litfiba anni '80 ma non sono di certo una talebana. C'è chi dice che sono morti dopo Mondi Sommersi, chi dopo Terremoto, chi addirittura dopo 17 Re, ma sono solo punti di vista, gusti. Secondo me è normale crescere, cambiare stile, sperimentare suoni nuovi, quando si è sulla scena per così tanti anni fare le stesse cose alla fine viene a noia a chi le ascolta e a chi le fa.
Sono strafelice che siano tornati insieme, doveva essere così.
Per una questione di cuore non sono riuscita ad accettare i Litfiba senza Piero (non me ne voglia Ghigo ne tantomeno Cabo) ma sembravano un altro gruppo (ritorno di Aiazzi a parte) e non è tanto sbagliato pensarlo, visto che al momento della divisione tutti hanno seguito Piero (Terzani, Caforio, Bagni). Ciò non toglie che divisi abbiano fatto cavolate entrambi.
Quindi viva i Litfiba Piero-Ghigo (e possibilmente con Aiazzi, Maroccolo e l'ottimo Martelli)!
Parentesi The Voice: Io invece sono d'accordo con la partecipazione di Piero al programma. Ci siamo rotti le scatole di ascoltare questo poppettino deprimente partorito dai discepoli di Maria De Filippi in primis, quindi un po' di musica decente in prima serata non fa male. C'è bisogno di più Rock in Italia e tenerlo chiuso nelle cantine non giova di certo. Piero ha più volte spiegato che è lì per questo e a me personalmente non può fare altro che piacere.

Antonello Vanzelli ha detto...

Grande Cri, invidio chi ha vissuto l'epoca d'oro dei Litfiba. Io per motivi anagrafici li ho solo sfiorati. Ma non sono oltranzista come te, io amo molto anche Colpo di Coda e Mondi sommersi, sebbene siano lontani come atmosfere dai fasti degli anni '80.

Grazie mille del tuo commento Alma, benvenuta su MexicoTears. Il tuo intervento trasuda grande passione. Io ammetto di aver seguito con maggior trasporto l'esperienza Ghigo-Cabo, ma capisco che ognuno segue il suo (cornu)cuore musicale :-) Su The Voice la penso come te, non ci trovo nulla di terribile nel farlo, c'è bisogno di più rock in tv.

Hammer ha detto...

In questa discussione nessuno ha ancora nominato Margheri. :-) Perché?

Sembra che i Litfiba siano divisi in due blocchi: con Piero e con Cabo. Invece c'è stato un terzo. Vogliamo parlarne?

Anonimo ha detto...

Non ho seguito Piero solista o i Litfiba senza Piero. Entrambe le situazioni hanno creato poco o nulla di interessante.
Adoro invece i Litfiba '80-'90-'10.

Luigi Cappiello ha detto...

Elettromacumba e Mr Hyde mi piacciono moltissimo