5 maggio 2014

UN ARCOBALENO CENTRATO DA UNA RONDINE





Ci sono musiche che ti arrivano addosso silenziose. Hanno la grazia e il sorriso di una persona che senti di conoscere già, eppure non ti ricordi, non focalizzi. Non sai se sei pronto, tu ascolti altro, eppure c'è quel sorriso familiare che ti abbraccia, e allora ti abbandoni alla sua marea.
Non ricordo come scoprii Sergio Cammariere, vorrei ma non ricordo. Ho scavato per giorni ma quel file è not found. Forse fu grazie a Sanremo, forse un amico. O forse non c'è stata una scintilla, è arrivato in punta di piedi. Cammariere è così, cammina leggero nella neve soffice e regala un soffio di calore. E quel calore, quando arriva, conta pure che non se ne andrà mai più via.
Ricordo che non conoscevo nessuno a cui piacesse e lo passai ad amici e conoscenti, per condividere quel piacere. Non attecchì. Un giorno però arrivò un caro amico di università, Rocco, e mi disse che "Sul Sentiero" era un album spettacolare: mi sentii felice. Non so come stia Rocco, non ci sentiamo da troppo tempo e questo articolo lo dedico a lui. I nostri sentieri si sono divisi, ma i ricordi sono note sul pentagramma e volano liberi nell'aria per tornare al momento giusto. Questo è uno di quelli.

         I DISCHI CHE MI HANNO CAMBIATO LA VITA - SERGIO CAMMARIERE

L'album si apre proprio con "Libero nell'aria", scelto come primo singolo. Si comincia in grande stile, con un arrangiamento che rende questo pop-jazz molto accattivante.
"La pace e la speranza sono l'unica condizione umana accettabile e chiara, contrapposta alla confusione e alla caducità delle cose che porta con sè, per sua natura, la guerra." - Sergio Cammariere
"Libero nell'aria" è infatti un grido contro le guerre:
"Possono rubare amore come se 
fosse loro quello che incontrano lungo il cammino.
Dicono che vengono a proteggere
ma la pace che tutti aspettavano ancora non c'è."
E' magico l'equilibrio che soffia. E' un triello di leoniana memoria: da una parte Cammariere alle musiche e al pianoforte, dall'altra Roberto Kunstler con un testo da applausi e infine Fabrizio Bosso alla tromba. I fiati sono infatti il colore nascosto e abbagliante di questa canzone.

Il fido Kunstler si fa da parte e lascia il proscenio a Pasquale Panella, altro eccellente paroliere, che firma "Niente". L'atmosfera è più intima e Panella molla il suo lato più scanzonato fatto di giochi di parole, e tratteggia dettagli (un fermacapelli, le frasi accennate, gli orecchini, la sua camicia indosso a lei) e minuti di una storia d'amore che continua a respirare e a battere i pugni. E' un quadro dalle tinte sgualcite, prima di una chiusura ermetica - "L'amore è rosso come il mare, ma il mare è blu..." - che porge dubbi e malinconia.
La titletrack "Sul Sentiero" si sporca le mani di tango e torna quel mood frizzante che ti fa subito muovere la testa a ritmo. Leggendo qui e là, qualcuno la definisce "dimenticabile". Rispetto ogni opinione, ma ad avercene di canzoni dimenticabili di questo spessore. Io me la conservo con cura tra le cose belle e delicate.
"L'assetto dell'airone" torna a momenti più raccolti, con un retrogusto di immagini musicali lontane nel tempo, prima di crescere coralmente. Uno degli episodi che mi coinvolge meno, ma non per questo meno riuscita, anche perchè basata su un testo davvero ispirato.
Molto meglio va con "Viali di cristallo", che profuma di mare, di spiaggia d'inverno da guardare all'infinito da dietro una finestra. Gli spruzzi arrivano a baciare le finestre ma tu sei lì, al caldo del camino di una melodia gentile. La ascolti con le cuffie e sembra che Cammariere sia lì vicino a te, al piano, a godersi anche lui il rifrangersi delle onde, prima di camminare via lungo i suoi viali di cristallo.
Easy listening è "Nessuna è come te", più radiofonica e orecchiabile. E' una di quelle che ti rapiscono subito, con una base dagli echi sudamericani e un testo romantico ai limiti del piacione. Sottigliezze, piace e piace ancora molto a distanza di anni dal primo ascolto.

In "Ferragosto" arriva Samuele Bersani a regalare parole - splendide - alle nostalgiche nuvole musicali di Cammariere. Se penso al passato mi viene da commuovermi: Bersani tratteggia emozioni perdute che sono le sue, le mie, quelle di chi è cresciuto troppo in fretta. Il campo dove giocavi a pallone se l'è divorato l'edera; le spighe di grano rimaste sulle calze, le pozzanghere per strada... Non è tutto:
"A giocare tra le sponde, con le pozzanghere profonde,
buttando l'amo nell'acquario della mia fantasia."
e ancora:
"Ma non avevo visto mai un arcobaleno
essere centrato in pieno da una rondine."
E allora vorresti andare da Bersani e abbracciarlo sino a fargli male, come le sue parole, che ti schiaffeggiano, ti lasciano i segni eppure sai che è quello che desideri.
Cammariere sembra capire la portata del testo e rimane quasi in disparte, con la consueta eleganza, senza sovraccaricare il tutto con arrangiamenti barocchi.

Non so ballare il tango, altrimenti "Spiagge lontane" sarebbe la colonna sonora ideale, e da lì si passa allo swing di "Dalla parte del giusto", a cui però manca qualcosa per colpire il bersaglio al centro.
Delicata come una bimba di tre anni che ti sorride e poi ti fa una linguaccia, questa è "Casa Lumiere", intermezzo di sole note che sembra fatta per un film in costume. Molto bella, davvero.
La tavolozza musicale si macchia di nuove tonalità in "Nuova Italia", una marcia popolare a mò di tarantella dal sapore retrò. Episodio godibile, sembra suonata da una banda di paese durante la festa paesana, e si sente nitidamente che il cantastorie calabrese si sta divertendo e vuole divertire l'ascoltatore.
"La canzone dell'impossibile" disegna immagini bene a fuoco, ma non riesce a prendermi sino in fondo, forse per quel suo perseverare sul ciglio della tristezza. Non cresce, resta ferma lì, dall'inizio alla fine, e forse è questo il suo punto debole.
In "Oggi" torna il palleggio tra il piano e la tromba ed è un rimbalzarsi delizioso di note e emozioni, prima di chiudere con "Capocolonna", seconda traccia strumentale del cd, ed è con un abito del tessuto più pregiato - grazie al violino di Olen Cesari - quello che l'artista sceglie per congedarsi.

Era tanto che non lo ascoltavo. Mi sono seduto sul prato di fronte al lago di Como e me lo sono regalato una volta ancora. Un disco non perfetto ma coinvolgente, emozionante ed emozionale. Mentre il vento soffiava un windsurf al largo, ho chiuso gli occhi e ho ricordato quei momenti universitari in cui invece di studiare, rimanevo nel parco, immobile su una panchina. Ricordo quel pastore tedesco che passava sempre, si avvicinava un attimo per una carezza e poi tornava dal padrone, un elegante anziano sempre sorridente. Passava un quarantenne che faceva jogging senza alzare mai lo sguardo, e la vicina di casa con le borse della spesa e sempre di fretta. Non so a cosa serva davvero la musica, regala emozioni, sì, ma serve ad associare ogni canzone a dei ricordi che altrimenti perderesti. Quel parco, quella panchina sono questo cd, sono Cammariere, sono Bersani, sono Rocco che chissà che fine ha fatto, sono "la pace che tutti aspettavano ancora non c'è", sono una rondine che centra l'arcobaleno. Sono me, sono te.

4 commenti:

Blackswan ha detto...

Frequento poco la musica italiana, ma la tua recensione mi ha incuriosito. Prometto che prima o poi lo ascolto.

federica danese ha detto...

,,,e mi troverai ha tutta la mia approvazione,,è la prima che ho ascoltato e le rimango fedele

Antonello Vanzelli ha detto...

@Blackswan Diciamo che siamo facce di una stessa medaglia, tu più spostato verso l'esterofilia e io più centrato sulle perle della musica italiana. Questo cd è splendido.

@Federica, adoro E MI TROVERAI, è una canzone che accarezza e non stanca mai :-)

federica danese ha detto...

cammariere è una perla della musica italiana